(di Virginia Marchiori)
L’arte contemporanea entra nei corridoi e negli spazi comuni dell’Università degli Studi di Verona e diventa parte della vita quotidiana degli studenti. Con 114 opere donate dai collezionisti Giorgio Fasol e Anna Fasol, l’ateneo inaugura un nuovo museo diffuso, distribuito tra diversi poli universitari, dalla Provianda di Santa Marta al campus di Ca’ Vignal 3. Non una galleria tradizionale, ma una collezione che attraversa l’università e si apre alla città con visite guidate, laboratori e attività culturali.
Monica Molteni è la responsabile scientifica del progetto: come è nata l’idea del museo?
“L’idea del museo è stata una conseguenza quasi naturale del fatto che l’università ha ricevuto dal collezionista due nuclei di opere piuttosto consistenti in momenti successivi. Un primo nucleo era stato allestito alla Provianda di Santa Marta nel 2019. Successivamente, nel 2023, una nuova donazione — accompagnata anche da un lavoro di curatela — è stata collocata nel nuovo polo universitario di Ca’ Vignal 3. Da qui è nata l’idea di coinvolgere tutti i dipartimenti dell’Università degli Studi di Verona in una formula identitaria che utilizzasse come linguaggio comune quello dell’arte contemporanea.
Per questo non si tratta di un museo tradizionale in un unico luogo: è piuttosto un museo la cui collezione è distribuita nei vari poli dell’università. Il patrimonio appartiene all’intero ateneo e l’obiettivo è creare un filo rosso che unisca le diverse sedi sotto il segno dell’arte contemporanea”.
Avete preso ispirazione da altri esempi simili in Italia o all’estero?
“L’ispirazione nasce da un dialogo avviato due governance fa tra il collezionista e l’allora rettore Nicola Sartor, che accettò di accogliere le opere all’interno dell’università. Esistono naturalmente altri musei universitari dedicati all’arte contemporanea e da qualche anno partecipiamo a convegni nazionali e internazionali su questo tema. Tuttavia il nostro caso rappresenta una eccellenza, perché pochi musei universitari possono contare su una collezione numericamente così significativa.
La nostra è inoltre una collezione molto proiettata verso il futuro: comprende opere realizzate quasi tutte dopo il 2000 e riflette un segmento specifico del contemporaneo, quello che viene definito Art of Today.
Il collezionista acquistava queste opere con l’idea di valorizzare artisti molto giovani. Spesso si trattava di autori alla loro prima mostra o comunque all’inizio della carriera. Molti di loro hanno poi avuto percorsi importanti e oggi sono presenti in biennali e musei internazionali.
Questo significa che la collezione possiede anche un peso artistico significativo ed è uno dei pochi luoghi in Italia — non solo in ambito universitario — dove è possibile vedere riunite così tante opere che raccontano l’arte contemporanea degli ultimi vent’anni. Molti lavori affrontano temi sociali e politici molto attuali: sostenibilità ambientale, disuguaglianze sociali, discriminazione e post-colonialismo”.
“A maggio – prosegue Molteni organizzeremo un convegno internazionale dedicato ai musei universitari e, più in generale, al museo come luogo di incontro tra radicamento territoriale e cooperazione accademica. Incontreremo i direttori di importanti musei universitari internazionali, tra cui quelli della University of Warwick, della Universidad Nacional Autónoma de México e della University of Melbourne. Saranno presenti anche rappresentanti di istituzioni come l’International Council of Museums e l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, oltre ai direttori di musei italiani come il Museion Bolzano, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e il Museo MADRE di Napoli”



