Univr sfida la fuga di cervelli

(di Virginia Marchiori)

Trattenere i giovani, costruire un territorio attrattivo, invertire la rotta della fuga dei cervelli: sono questi i temi al centro dell’inaugurazione del 43° anno accademico dell’Università di Verona, svoltasi questa mattina all’insegna del motto «Cambiamo verso». Una cerimonia più animata del solito, scandita dalla partecipazione attiva degli studenti in sala e da una presa di posizione netta della Presidente del Consiglio Studentesco Irene Lupi, che ha ricordato alle istituzioni che alle parole devono seguire i fatti. Sul palco della cerimonia anche le istituzioni: il sindaco Damiano Tommasi e il presidente della Regione Alberto Stefani.

Hub della conoscenza e fuga dei cervelli
Ad aprire i lavori è stata la rettrice Leardini, che ha inquadrato il tema dell’anno accademico attorno alla dispersione di energie giovanili: «Dobbiamo trasformare una tendenza in una sfida, una fragilità del sistema in una responsabilità condivisa», ha detto. La rettrice ha sottolineato che ogni partenza di un giovane neolaureato non è solo una scelta individuale, ma «una perdita per il territorio che lo ha formato». L’università, ha spiegato, deve essere un hub della conoscenza – «un luogo di formazione rigorosa, di ricerca libera, di apertura internazionale» – ma nessun ateneo può da solo invertire la rotta: «La differenza la fanno le alleanze, le istituzioni che dialogano, le imprese che investono in competenze remunerate adeguatamente».
Il sindaco Damiano Tommasi ha portato il saluto dell’amministrazione comunale sottolineando il valore delle reti tra università e tessuto produttivo locale, annunciando anche la firma di un accordo con il dipartimento di Scienze Motorie, con una concessione di spazi della durata di cinquant’anni. Sul tema della fuga dei cervelli, Tommasi ha invitato a non temere le esperienze internazionali: «La vera sfida per noi istituzioni è creare le condizioni perché questi giovani possano tornare e trovare qui un terreno fertile». Centrale, nel suo intervento, il tema della meritocrazia: «Dobbiamo costruire un Paese in cui impegno, preparazione e dedizione siano riconosciuti e valorizzati».

La regione e il tavolo dei rettori
Il presidente della Regione Stefani ha annunciato l’istituzione di un tavolo permanente con i rettori delle università pubbliche venete per «trattenere i talenti del territorio». Nel suo intervento ha anche affrontato il tema dell’intelligenza artificiale: «L’IA non può assumersi la responsabilità morale delle proprie scelte», ha detto, rivendicando per università e politica il compito di «puntare sull’unicità umana».

La voce degli studenti
È toccato alla Presidente del Consiglio Studentesco Irene Lupi portare sul palco la prospettiva di chi l’università la vive ogni giorno. Senza giri di parole Lupi ha messo al centro il nesso tra partecipazione democratica e diritto allo studio, descrivendo una generazione che si misura ogni giorno con l’incertezza sul futuro lavorativo, il costo degli affitti, le tasse universitarie e i trasporti pubblici. Ha avvertito che «quando l’accesso all’università dipende dalla disponibilità economica, il cosiddetto merito finisce per diventare un criterio selettivo che riproduce le disuguaglianze». L’invito di Lupi alle istituzioni è quello di trattare i giovani non come «talenti da trattenere o risorse da amministrare», ma come cittadine e cittadini a pieno titolo. Ha concluso con un messaggio diretto alle Istituzioni e alla governance dell’ateneo: «A problemi congiunti servono risposte congiunte, e a sogni impossibili serve un noi che li renda possibili».
A chiudere, il rappresentante del Personale tecnico-amministrativo Silvano Pasquali, che ha ringraziato la nuova governance e ricordato il valore dello staff all’interno dell’Università.

Il piano della rettrice: ricerca, alloggi e diritto allo studio
Durante il suo intervento finale Leardini ha risposto ad alcune delle preoccupazioni sollevate dalla componente studentesca. Sul diritto allo studio ha annunciato due misure immediate per i dottorandi: un aumento di 100 euro mensili netti della borsa di ricerca e l’esenzione dalla tassa di iscrizione per tutti i cicli di dottorato. «Il merito deve essere sostenuto senza condizioni che lo limitino», ha detto, ricordando che «un ateneo pubblico ha il dovere di garantire che il talento non sia frenato da barriere economiche, sociali o di altra natura». Sul tema degli alloggi, ha confermato la collaborazione con ESU, Comune e Regione per ampliare l’offerta, oggi ferma a quasi 1.000 posti, puntando sulle residenze diffuse e sul miglioramento della mobilità. Ha inoltre annunciato la creazione di un Hub del Benessere e di due Agorà studentesche – «luoghi di studio, confronto e coprogettazione in cui le studentesse e gli studenti non siano semplici fruitori, ma protagonisti». Sul fronte della ricerca ha presentato numeri in crescita: oltre 600 progetti competitivi vinti negli ultimi cinque anni, più di 100 milioni di euro raccolti e un record di 9.000 immatricolati. Infine, la rettrice ha ricordato il sostegno concreto dell’ateneo agli studenti provenienti da territori segnati dalla guerra, con borse di studio dedicate e corridoi umanitari. «L’università non ferma le guerre, ma può formare le coscienze che scelgono la pace», ha concluso.

Un anno accademico che guarda al futuro
«Cambiamo verso», dunque. La cerimonia ha mostrato una comunità accademica e istituzionale compatta sull’obiettivo di rendere Verona un territorio fertile per i giovani; ma ha anche dimostrato che questo obiettivo si costruisce meglio quando le voci in campo sono plurali e non sempre concordi. L’intervento di Lupi, con le sue domande dirette ha incrinato il tono celebrativo della mattinata, ricordando a tutti che tra gli annunci e i bisogni concreti di chi studia il divario è ancora ampio. La risposta della rettrice Leardini ha dimostrato una volontà di ascolto da parte della Governance universitaria. È proprio questo scambio tra chi governa e chi abita ogni giorno l’università a rendere viva una comunità accademica. Un’inaugurazione non è solo un rito. È anche la misura di quanto una comunità sia disposta ad ascoltarsi davvero.