Uno schiaffo alla tradizione veronese

(di Giulio Ferrarini)

(di Giulio Ferrarini)

Uno schiaffo alla tradizione culinaria veronese. Così potrebbe essere definita da alcuni la proposta le legge, che propone il divieto di macellazione di cavalli, asini e muli perché riconosciuti come animali da compagnia e affezione, giunta in Senato e sostenuta dalle deputate Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle, Luna Zanella di Avs e Michela Brambilla di Noi Moderati.
E’ la prima volta che l’iter legislativo si mette in moto, ma questo divieto potrebbe intaccare pesantemente la tradizione culinaria veronese che fa della “pastissada de caval” uno dei suoi piatti di punta.
“Se si fa con i cavalli, bisognerebbe vietare la macellazione anche per mucche, conigli e galline”. Così ha commentato la proposta di Legge Leopoldo Ramponi, storico “custode” della tradizione culinaria veronese e titolare della trattoria Al Bersagliere che nel suo menù propone da anni la tipica cucina cittadina.
“Sinceramente – ha continuato Ramponi – la nostra tradizione è la pastissada, il piatto storico della città di Verona. I cavalli li abbiamo sempre mangiati e non c’è mai stato questo problema. Poi al giorno d’oggi i paletti per la macellazione sono molto importanti. Ad esempio quando nasce un puledro, è necessario mettere sul suo passaporto se è per la macellazione o no. Se non è per la macellazione, quello lì non può essere ucciso. Dopo ogni tanto vengono fuori quelle queste novità, come sono arrivati i cani dentro i ristoranti. Però tutto il resto è molto più complesso, perché chi mangia più carne di cavallo in Italia è la Puglia, e vorrei vedere se ai pugliesi tirano via le salsicce di cavallo, la carne cruda, gli sfilacci”.
Secondo i dati in Italia infatti la regione che consuma più carne equina è quella pugliese, seguita a ruota da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. D’altro canto però è anche vero che secondo gli ultimi dati di una ricerca condotta da Ipsos per Animal Equality, ultimamente il consumo medio di carne di cavallo è diminuito.
Elemento che non ha trovato riscontro nell’esperienza di Leopoldo Fattori.
“Non è assolutamente vero che il consumo di carne equina è calato – ha sottolineato -. Addirittura dobbiamo sempre pensare che oltre a quello dell’allevamento in Italia, noi la carne la importiamo dalla Polonia, dalla Romania, dal Perù, dal Brasile. Allora anche se i macelli verranno chiusi, la carne verrà comunque importata. Siamo degli ipocriti se facciamo questa cosa”, ha concluso Ramponi.