La sfida climatica si gioca nelle città. Le prime 26 metropoli al mondo producono da sole il 58% dell’inquinamento globale, mentre nell’Unione Europea gli edifici sono responsabili del 36% delle emissioni complessive di CO2.
A metterlo in evidenza è un’elaborazione di Resolglass, il marchio italiano specializzato nella progettazione e realizzazione di soluzioni architettoniche in vetro e acciaio su misura, basata sulla ricerca internazionale “Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide” condotta dalla Sun Yat-sen University. Il primato mondiale delle emissioni spetta alla metropoli cinese di Handan con 200 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti annue, seguita da Shanghai (188 Mt), Suzhou (152 Mt), Dalian (142 Mt), Mosca (138 Mt), Pechino (132 Mt), Tianjin (123 Mt), Wuhan (110 Mt), Qingdao (93 Mt) e Istanbul (88 Mt). È questa la top-10 della “Geografia Resolglass dell’inquinamento 2026”.
Tra le prime 26 città più inquinanti al mondo, si classificano, pari merito, anche New York e San Pietroburgo con 54 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti annue ciascuna.
Nel continente europeo sul podio troviamo invece Mosca (138 Mt), Istanbul (88 Mt) e San Pietroburgo (54 Mt). E poi ancora Francoforte (44 Mt CO2), Atene (42 Mt), Berlino (25 Mt) e Torino, che si piazza al settimo posto con 19 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, risultando così la città italiana con il maggiore impatto emissivo. Il ranking europeo continua con Amburgo (18 Mt), Rotterdam (17 Mt), Varsavia (15 Mt), Lione (11 Mt) e quindi al dodicesimo posto Bologna (6,9 Mt). Seguono Parigi (6,8 Mt), Helsinki (6,4 Mt), Amsterdam (6 Mt), Lubiana (5,5 Mt), Oslo (4,5 Mt), Lisbona (4 Mt), Copenaghen (3,4 Mt), Stoccolma (3 Mt), Vilnius (2,7 Mt) e Piacenza (1,2 Mt), la terza città italiana in classifica.
Verona è fuori dal ranking
Verona non compare tra le città italiane con i livelli emissivi più elevati in termini assoluti. Tuttavia, facendo un focus ad hoc, in un territorio ad alta densità abitativa e produttiva come quello scaligero, la questione climatica assume una dimensione strutturale. E il tema non è solo il volume assoluto delle emissioni, ma la loro riduzione nel tempo. Basandosi su dati grezzi INEMAR (INventario EMissioni ARia) e stimando che la dinamica emissiva crescente sia proporzionale alla popolazione totale dell’area (incluso indotto, industria, trasporti ed edilizia), confrontando poi i dati con gli stessi indicatori dei territori presi in esame dalla Sun Yat-sen University, Resolglass arriva a stimare che Verona potrebbe attestarsi su un valore di 3,4 Mt CO2 equivalenti, esappamente come quello di Copenaghen, andando di fatto a superare le emissioni di Piacenza, che invece la Sun Yat-sen University collocava al terzo posto a livello italiano. «Ad ogni modo, Verona rimane una città poco inquinante» dicono gli esperti. E questo, tuttavia, non significa che la città scaligera sia marginale nella transizione climatica. Il nodo non è soltanto quanto si emette, ma soprattutto come si riduce. Anche a Verona circa il 30% degli immobili è ancora in classe G, ma secondo le Previsioni Resolglass 2030-2050, entro il 2050 la quota dovrebbe scendere al 5%, mentre la classe A salirà dal 12% al 40%. Per Verona, come in moltre altre delle nostre città, il salto energetico del costruito rappresenta la principale leva di riduzione delle emissioni locali. A livello scaligero, secondo le stime di Resolglass, il raddoppio del tasso di riqualificazione edilizia può generare una riduzione del 17% delle emissioni.
Facciate ad alte prestazioni, sistemi vetrati evoluti e soluzioni integrate per il controllo solare e la riduzione delle dispersioni possono incidere direttamente sul fabbisogno energetico.



