Verona si candida a capitale europea

(di Rocco Fattori Giuliano)

I prezzi non lasciano grandi spazi all’immaginazione: ai prezzi di oggi, un megawatt di energia costa ad un’industria italiana fra i 180 ed i 220 €. In Polonia, competitor vero e temibile dentro l’Europa, la forchetta sta fra i 120 e i 170€. In Spagna, altra manifattura in crescita, fra i 140 ed i 180 €. Vuol dire pagare fra il 20 e l’80% in più a seconda dell’andamento del mercato.
La causa è strutturale: l’Italia produce energia bruciando gas, e il gas costa. Rompere questo legame è l’obiettivo dichiarato del Piano Energetico Regionale del Veneto, che prevede un investimento complessivo di 8,7 miliardi di euro per ridurre la dipendenza energetica dall’estero dall’attuale 50% al 34% entro il 2030. Il vettore principale di questa transizione si chiama idrogeno verde.
Porto Marghera, cento anni dopo
Per capire cosa sta succedendo a Porto Marghera bisogna sapere che Sapio, l’azienda di famiglia dei Dossi, con sede a Monza, produce idrogeno dal 1922. Non verde, ovviamente: per decenni ha prodotto idrogeno grigio, ricavato dagli idrocarburi, usato come materia prima nell’industria chimica.
È in questo stabilimento, in un capannone da 50.000 metri quadrati affacciato sulla laguna di Venezia, che l’8 luglio 2025 il Ministro per il PNRR Tommaso Foti ha versato la prima simbolica colata di cemento per il cantiere dell’impianto di idrogeno verde più ambizioso del Nordest.
Il progetto è stato candidato da Sapio ed ECO+ECO al bando Hydrogen Valley in Aree industriali Dismesse del PNRR e ha ricevuto un finanziamento complessivo di circa 17 milioni di euro, di cui 14 milioni per l’impianto di elettrolisi e compressione a 500 bar di Sapio e 3 milioni per il parco fotovoltaico da 2 MW realizzato da ECO+ECO, società del gruppo Veritas.
L’investimento complessivo è di circa 20 milioni di euro. L’impianto, un elettrolizzatore da 5 MW, produrrà circa 500 tonnellate l’anno di idrogeno rinnovabile.
I nuovi carri bombolai lavoreranno a 500 bar anziché ai tradizionali 200, il che significa trasportare più idrogeno per viaggio, riducendo traffico e emissioni.
Parallelamente, Eni e Agsm-Aim (ora Magis) stanno completando l’impianto Green Hydrogen Venezia con un investimento di 50 milioni di euro: l’idrogeno prodotto servirà a rifornire gli autobus urbani di Venezia. Il Comune ha approvato in Consiglio l’acquisto di 94 autobus a idrogeno, con una stazione di rifornimento da realizzare tra via Righi e via dei Petroli, tutto da completare entro il 30 giugno 2026 per rispettare la scadenza PNRR.
Foti ha ammesso senza giri di parole che portare questi cantieri fin qui è già di per sé un risultato: il Ministro l’ha definito «un miracolo», riferendosi ai proverbiali ostacoli burocratici degli iter autorizzativi, nazionali ed europei, che rallentano i progetti PNRR. Una difficoltà ben documentata: uno studio di Assonime e Openpolis ha certificato il ritardo sistemico dell’Italia nell’attuazione del piano.

L’impianto Sapio è l’eccezione, grazie anche alla Zona Logistica Semplificata “Bluegate” che ha accelerato le procedure autorizzative.
Il Green Propulsion Laboratory di Veritas, guidato da Graziano Tassinato, esplorerà nel corso del progetto tecnologie più avanzate e ambiziose: la produzione di bioidrogeno da microalghe e la cosiddetta “dark fermentation” dei rifiuti urbani, con cui il progetto MODSEN a Fusina ha già osservato valori interessanti di produzione di idrogeno “a costo zero”. È la frontiera della ricerca applicata: rifiuti come materia prima per produrre il carburante del futuro.
L’autostrada verde: da Verona a Bolzano senza emissioni
A soli tre chilometri dal quartiere fieristico di Verona, lungo la A22, l’autostrada del Brennero che collega il Veneto all’Austria e alla Germania, si sta costruendo qualcosa che non esiste ancora in nessun altro tratto autostradale italiano: una rete di stazioni di rifornimento a idrogeno verde.
Autostrada del Brennero SpA, concessionaria dei 314 chilometri che vanno da Modena al confine austriaco, ha vinto 15 milioni di euro di fondi PNRR per la costruzione di quattro centri di distribuzione di idrogeno, nell’ambito di un piano di investimenti complessivo da 64 milioni. La società non è nuova all’idrogeno: nel 2014 aveva già aperto a Bolzano Sud il primo centro di produzione e distribuzione di idrogeno green in Italia.
I quattro nuovi centri, che dovranno essere operativi entro il 2026, sorgeranno al Truck Park di Sadobre vicino a Vipiteno, nelle aree di servizio Paganella Est e Ovest, e al Centro di Sicurezza Autostradale (CSA) di Verona Nord. Inizialmente saranno impianti di sola distribuzione, riforniti con idrogeno prodotto a Bolzano Sud. Quando la domanda supererà i 1.000 kg al giorno, verrà aggiunto un impianto di produzione anche a Vipiteno e a Verona Nord.
Per il nodo di Verona Nord, nel settembre 2024 Autobrennero ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea un bando da 14,7 milioni di euro per la progettazione e costruzione della stazione di rifornimento, progettata per servire sia veicoli leggeri che camion a lungo raggio.
Ogni impianto sarà alimentato da carri bombolai con stoccaggio sostituibile da circa 1.000 kg a 380 bar, con tra le tre e le quattro unità di erogazione per veicoli leggeri a 700 bar e mezzi pesanti a 350 bar. L’obiettivo a lungo termine, dichiarato dall’amministratore delegato Diego Cattoni, è rendere la A22 «la prima autostrada green d’Italia a emissioni zero».
Questo corridoio si inserisce nel progetto europeo LIFEalps, che prevede cinque stazioni di rifornimento tra l’Alto Adige e la provincia di Verona. Il dimensionamento dell’impianto di Verona Nord è stato calcolato per alimentare circa 200 veicoli leggeri e 70 veicoli pesanti al giorno, con un fabbisogno massimo di circa 3.500 kg di idrogeno.

Le aziende veronesi che guardano al Mediterraneo
Mentre i grandi cantieri si costruiscono, due realtà con radici nel veronese stanno silenziosamente plasmando il mercato nazionale dell’idrogeno.
La prima si chiama Enphos, ha sede a Zevio, a una ventina di chilometri da Verona, ed è nata nel 2021 dalla visione di Luigi Migliorini. L’azienda non produce idrogeno: progetta gli elettrolizzatori PEM (a membrana a scambio protonico) che lo producono. La tecnologia proprietaria si chiama HYTHESIS e copre una gamma di potenza dai 40 kilowatt ai 3,6 megawatt, con un’efficienza inferiore a 58 kWh per chilogrammo di idrogeno prodotto e una purezza superiore al 99,999%. Sono numeri adatti tanto alle stazioni di rifornimento quanto alle applicazioni industriali on-site. La società è coinvolta in progetti PNRR e Horizon Europe, tra cui il progetto GEMS HYRIS da circa 470.000 euro, e collabora con le università di Padova e Verona.
La seconda è En.It SpA, con sede legale a Verona, fondata da Alessandro D’Amato e guidata da un team con un’esperienza media ventennale nel settore delle rinnovabili. La società ha gestito transazioni per oltre 4,3 miliardi di euro e ha costruito un portafoglio diversificato che va dall’eolico al fotovoltaico, fino ai sistemi di accumulo. Attraverso la controllata Alboran Hydrogen SpA, ha avviato la costruzione di cinque impianti di produzione di idrogeno verde nel Mediterraneo, tre dei quali in Italia. È anche partner fondatore di Energie Salentine, impegnata in una Green Hydrogen Valley in Puglia.
La fiera, il termometro di un mercato
Il 7 e 8 ottobre 2026 i padiglioni di Veronafiere ospiteranno la quinta edizione della Fiera dell’Idrogeno, organizzata da EIOM in concomitanza con mcTER EXPO (efficienza energetica e rinnovabili), SAVE (automazione, strumentazione e intelligenza artificiale), MCMA (manutenzione degli impianti) e Solar & Storage Live Italia. Non è un caso che l’evento abbia scelto Verona: la città è all’incrocio tra la A4 e la A22, e questa posizione la rende naturalmente un nodo logistico per qualsiasi discorso sulla mobilità pesante decarbonizzata. L’edizione precedente aveva registrato oltre 6.900 presenze complessive, confermando la crescita dell’appuntamento come punto di riferimento per l’intera filiera. Per l’edizione 2026 sono attesi giganti globali come Siemens Energy, Thyssenkrupp Nucera, ABB e Baker Hughes, insieme a eccellenze italiane come Ansaldo Green Tech e Pietro Fiorentini.
I soldi ci sono. Ma il tempo stringe
Il quadro è coerente, ma il cronoprogramma è serrato. Quasi tutti i progetti finanziati dal PNRR hanno come scadenza imprescindibile il 30 giugno 2026. Saltare quella data significa perdere i finanziamenti europei.
Al 14 novembre 2025, le risorse PNRR assegnate al Veneto ammontavano a quasi 15 miliardi di euro, distribuite su oltre 11.000 progetti. La voce più consistente (4,72 miliardi) riguarda proprio la Missione 2, la “Rivoluzione Verde”. Ma avere i fondi assegnati non significa averli spesi: il caso del comune di Mantova, dove la società di trasporto pubblico Apam ha chiesto di rinunciare ai bus a idrogeno per passare all’elettrico pur di rispettare la scadenza PNRR, mostra che la pressione sui tempi può spingere verso soluzioni di ripiego. La vera scommessa del Veneto è dimostrare che si può fare diversamente: che i cantieri aperti a Marghera, le gare pubblicate sulla Gazzetta Europea per Verona Nord, e le startup come Enphos sono tutti pezzi di un ecosistema coerente e non una costellazione di progetti isolati. Se entro l’estate quegli impianti entreranno in funzione, il Veneto avrà dimostrato qualcosa che molte regioni italiane non sono riuscite a fare: trasformare i miliardi del Next Generation EU in infrastrutture reali. Poi, ad ottobre, la Fiera dell’Idrogeno di Verona potrà raccontarlo al mondo.