Sarà lo sport la prossima frontiera delle fiere italiane? la domanda è retorica, lo è già. La Virtus Bologna gioca l’Euroleague di basket in un padiglione della sua fiera internazionale che oggi è in ricostruzione con una progettazione avveniristica; la stessa fiera felsinea ha annunciato che insieme al Bologna FC ha presentato al Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, una lettera di intenti finalizzata a realizzare un nuovo impianto sportivo polivalente – capace di coniugare sport, spettacoli e attività fieristico-congressuali, sviluppo urbano, sostenibilità e attrattività internazionale, dice una nota dell’ente – sui terreni di proprietà di BolognaFiere situati tra la linea ferroviaria e l’autostrada. E ancora, la fiera di Milano ha avviato la costruzione di uno stadio del ghiaccio: Milan Ice Fiera Arena, una struttura temporanea destinata a ospitare il palazzetto del ghiaccio da circa 4.000 posti a sedere che sorgerà nel quartiere fieristico in prossimità dell’ingresso di Porta Sud. Investimenti complessivi previsti: 75 milioni per il palazzetto del basket (ma non sarà l’unico utilizzo ovviamente), 5 per lo stadio del ghiaccio milanese. Diverse decine per lo stadio del Bologna.
Anche il “piccolo” impianto Cantù Arena (investimento di 45 milioni per una nuova cittadella del basket a Cantù) prevede un utilizzo per rassegne fieristiche.
Soldi veri, importanti. Ma necessari per integrare il business fieristico oltre il perimetro delle rassegne economiche e far funzionare per sempre più giornate la complessa e costosa macchina amministrativa. Inoltre, nuove strutture portano nuovi eventi e nuovi incassi. In due realtà, peraltro, dove il turismo congressuale è già florido. Sin qui, i big player del mercato fieristico (nonché i principali competitor di Veronafiere in Italia e nel mondo dove si sovrappongono sempre più spesso nei tradizionali settori merceologici scaligeri…).
Pochi giorni fa il sindaco Damiamo Tommasi, parlando con la stampa veronese, aveva evidenziato come nel pensare al nuovo stadio andasse ribaltata la prospettiva: immaginare cosa fare e come far funzionare il nuovo Bentegodi oltre allo sport. Concerti, altri mega eventi sportivi, convention, ristorazione, servizi commerciali…tutto quello che si rende necessario per rendere “rentable” l’investimento. Cosa che l’Hellas Verona da solo non può fare – il suo business è focalizzato sulla gestione del calcio professionistico – e nemmeno il Comune (altro socio della partita e attuale proprietario) può e sa fare. Lui no, ma non le sue società strumentali, assolutamente sì.
Palazzo Barbieri ha infatti nella sue “disponibilità la Fondazione Arena di Verona che si occupa di organizzare concerti ed eventi e Veronafiere che si occupa di realizzare “tutto incluso” eventi pubblici con grandi numeri di utenti, partendo dalla prima avvitatura sino alla chiusura dei cancelli. Entrambe le realtà sono strutture rodate, sanno fare bene il loro mestiere, potrebbero già ora lavorare insieme e potrebbero costruire molto bene un cartellone di eventi nel nuovo Bentegodi. L’Arena di Verona, Veronafiere, il nuovo Bentegodi: una sinergia che convincerebbe qualunque federazione sportiva internazionale per disputare a Verona non una gara, ma un intero campionato.
E i soldi? lo so, caschiamo sempre lì. Ma i soldi ci sono, basta cercarli bene, con una corretta ingegneria finanziaria e societaria (che permetterebbe di rafforzare anche questi due asset strategici di Verona che già oggi garantiscono miliardi di indotto). Lo stesso Palazzo Barbieri ha 2 miliardi di patrimonio societario; ha bloccati in banca decine di milioni di avanzi di gestione. Non si chiede di usarli per coprire spese correnti (come viene fatto oggi coi 30 milioni di utili Magis) a di portarli in investimento. Per consolidare la vocazione economica della città e garantirle una posizione attrattiva e competitiva. In banca i veronesi hanno 30 miliardi cash. Sicuri che con un progetto serio, di lungo periodo, di prospettiva strategica, i Veronesi non sarebbero della partita?



