Michele Sanmicheli: ridisegnò Verona e il suo “pat” funziona ancora

(di Giorgio Massignan)

Tra pochi mesi sarà portato in consiglio comunale il nuovo PAT per essere adottato. Ai nostri amministratori e a coloro che hanno avuto l’incarico di disegnare il nuovo assetto urbanistico di Verona, vorrei ricordate che Michele Sanmicheli, forse il più importante architetto-urbanista del 1500, dal 1535 ingegnere capo delle fortificazioni dello Stato veneto, operò a Verona, sua città natale, e preconizzò il futuro sviluppo della città in continuità e armonia con la sua storia e cultura.  La sua opera urbanistica fu importante quanto quella architettonica e la struttura urbana della Verona contemporanea è basata sul suo antico progetto. Impostò il disegno della Verona cinquecentesca, dandole un impianto urbanistico di impronta classica, inserito con raffinato equilibrio nel contesto naturale.

Diede inizio allo sviluppo della città a sinistra Adige (Veronetta) e pianificò la lottizzazione della Cittadella, liberata dalla funzione di accogliere le truppe militari. Ne abbatté le vetuste opere di difesa viscontee del XIV secolo che collegavano le mura magistrali di Verona con due cortine murarie, creando un quadrilatero fortificato per difendersi dalle rivolte cittadine. Tra il 1531 e il 1532, la Cittadella Viscontea fu totalmente trasformata, perdendo la sua funzione militare.  

Furono ristrutturati i Portoni della Bra e disegnato il tracciato di quello che diverrà Corso Porta Nuova.  Inoltre, disegnò gli assi stradali che attraversavano e attraversano tutt’ora due delle principali porte d’ingresso alla città: porta Palio e porta Nuova. La prima, sull’antica via Postumia, era in asse con l’arco dei Gavi e porta Borsari; mentre la seconda era ed è in linea con i portoni della Bra ed è ancora oggi la principale via d’accesso al centro. Riprogettò la cinta muraria, integrando i sistemi difensivi con il tessuto urbano e la storia romana della città. Trasformò le mura cittadine, in particolare sul lato orientale e a sinistra dell’Adige, per resistere all’artiglieria. 

Attualmente, sono rimasti il bastione delle Maddalene, la rondella di Santa Toscana e le monumentali porte di San Zeno, Porta Nuova e Porta Palio. Realizzò quattro palazzi, Canossa e Bevilacqua sulla Postumia, Guastaverza sul Liston, vicino all’ Arena, e Pompei in lungadige Porta Vittoria, che divennero punti di riferimento urbano. Ridisegnò la facciata del palazzo del capitano che divenne la dimora del Capitano. Progettò anche il campanile del Duomo, rimasto però incompiuto, nonostante un tentativo nei primi anni del ‘900 da parte dell’architetto Ettore Fagiuoli. Ha anche disegnato i progetti per la Cappella Pellegrini nella Chiesa di San Bernardino; la Chiesa della Madonna di Campagna; la Cupola di San Giorgio in Braida e il Lazzaretto. Le sue opere non erano solo militari, ma legavano l’architettura difensiva alle esigenze civili e alla cultura cittadina, rifacendosi a modelli rinascimentali e classici. Michele Sanmicheli aveva assorbito la cultura classica di Verona, letto con attenzione l’impostazione urbanistica e individuato i più importanti elementi storici e le aree dove pilotare lo sviluppo futuro della città. Aveva capito chiaramente quale avrebbe dovuto essere la vocazione futura di Verona.