Trento ha scelto di trattare i campetti da basket all’aperto come un patrimonio pubblico da censire, curare e restituire alla città. Il patto di collaborazione “Campetti: conosci, cura e pratica lo sport nei playground di Trento”, approvato nelle scorse settimane, mette allo stesso tavolo l’Amministrazione comunale, l’Associazione Gianni Brusinelli, l’Aquila Basket Trento 2013 e il Trust Aquila Basket, con il coinvolgimento dell’ufficio Parchi e giardini, che dei campetti si occupa già sul territorio.
Il metodo è tanto semplice quanto raro: prima si mappa, poi si interviene. L’associazione Brusinelli ha completato nelle ultime settimane la ricognizione dei playground cittadini, con l’obiettivo di raccogliere in schede tecniche informazioni e caratteristiche di ogni impianto liberamente accessibile, così che l’Amministrazione e i cittadini sappiano con esattezza cosa c’è e in che stato si trova. Da lì partono le proposte di riqualificazione delle strutture esistenti e di realizzazione di nuovi campi, con la possibilità di coinvolgere soggetti terzi, pubblici e privati, per sostenere economicamente i lavori.
Le prime azioni concrete sono già arrivate. Gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Povo hanno rifatto le linee del campo di San Rocco con il supporto dell’associazione, mentre con la Circoscrizione Argentario si sta valutando la sistemazione di un altro impianto. Da luglio è in corso il restyling del campo nel giardino di piazza Venezia, a partire da tabelloni e colorazione, quest’ultima ripensata in relazione all’area verde che lo ospita. L’intervento nasce dalla collaborazione della Federazione Italiana Pallacanestro Trentino-Alto Adige e di una ventina di aziende del C.A.S.T., il Consorzio Aquila Sport Trento, che hanno contribuito materialmente.
Il campo, intitolato a Gianni Brusinelli, sarà inaugurato martedì 22 settembre dalle 17 con l’evento “Play the Ground” promosso da Aquila Basket. In programma c’è la partecipazione dei giocatori della prima squadra della Dolomiti Energia Trentino, che tireranno a canestro insieme ai bambini del minibasket e ai ragazzi del settore giovanile. L’assessore alla Transizione ecologica Andreas Fernandez ha sottolineato che attraverso la riqualificazione «promuoviamo non solo lo sport, ma valori e principi».
Il vicepresidente dell’Associazione Brusinelli, Edoardo Arnoldi, ha letto nel progetto la convergenza di più percorsi: l’avvio operativo del “progetto Campetti”, coltivato da alcuni anni, la sinergia tra pubblico e privato e l’intitolazione del playground a una figura centrale del basket trentino. Sulla stessa linea il presidente di Dolomiti Energia Trentino-Aquila Basket, Luigi Longhi, per il quale diffondere la pallacanestro attraverso i campetti era uno degli obiettivi di Brusinelli, e la presidente del Trust Aquila Basket, Sandrine Bologna, che ha messo a disposizione la community dei tifosi per monitorare nel tempo lo stato degli impianti.
Il playground è forse l’unica infrastruttura sportiva davvero senza barriere: non chiede tesseramento, non chiede quota d’iscrizione, non chiede orari. Chi arriva gioca, e chi arriva dopo aspetta il proprio turno. È un luogo dove le regole si negoziano fra pari, dove convivono livelli tecnici e provenienze diverse, dove un adolescente trova un’alternativa gratuita al pomeriggio chiuso in casa. Il campetto è il presidio che intercetta chi resterebbe fuori. E ha una funzione urbanistica prima ancora che sportiva: un’area verde con un campo vissuto è un’area presidiata, mentre un canestro senza retina e con il tabellone piegato è un segnale di abbandono che si propaga al quartiere intero. Nella logica dei beni comuni, curare quello spazio significa ricostruire un punto di aggregazione, non semplicemente rifare una vernice.
A una novantina di chilometri, Verona affronta lo stesso tema partendo da una condizione diversa. Circa il 90% dei quasi centosettanta impianti cittadini è gestito dal Decentramento, quindi dalle circoscrizioni, le cui capacità economiche sono sempre più ridotte, come rileva Alberto Padovani, presidente della Quarta circoscrizione. Il quadro recente è fatto di aumenti e polemiche: le tariffe d’uso degli impianti, ferme da otto anni, sono state ritoccate del 40% per far fronte ai costi di acqua, energia e manutenzioni, mentre il Comune ha stanziato 479.800 euro per le società guida che si occupano di aperture, chiusure e manutenzione.
Gli strumenti normativi, in realtà, esistono. Palazzo Barbieri richiama l’articolo 5 del decreto legislativo 38 del 2021 sull’affidamento di impianti a società senza scopo di lucro a fronte di ammodernamenti e manutenzioni, e l’Amministrazione Tommasi ha elaborato una delibera di Consiglio comunale, trasmessa alle otto circoscrizioni, per approvare il regolamento sulla rigenerazione e riqualificazione degli impianti sportivi, con concessioni gratuite di durata proporzionale al valore dell’intervento e comunque non inferiore a cinque anni. Qualche società si è già mossa, come l’Audace per lo stadio Tiberghien di San Michele Extra. Padovani, di Fratelli d’Italia, spinge oltre: concessioni ventennali o trentennali, project financing, partenariati pubblico-privati, fino a ipotesi di novantanove anni già sperimentate altrove, perché solo una prospettiva lunga consente a una società di programmare investimenti veri. Da qui la sua idea di un ente pubblico diverso: «Il ruolo del Comune? Sempre più garante, controllore e programmatore».
La differenza fra le due città non sta quindi negli strumenti, ma nella sequenza. Trento ha messo insieme un soggetto associativo con una missione precisa, una società professionistica disposta a esporsi, un consorzio di aziende che ha pagato i lavori e un ufficio comunale che segue i campi, e ha cominciato dal censimento, cioè dal sapere cosa possiede. Verona discute di concessioni lunghe e chiama a raccolta società sportive, Federazioni, Coni, circoscrizioni e mondo economico, ma parte da una frammentazione gestionale che rende difficile persino stabilire una priorità di intervento. La proposta di Padovani di individuare alcune strutture su cui sperimentare, magari proprio i campi di quartiere all’aperto anziché le palestre scolastiche, è ragionevole: è quello che a Trento è già in corso, con la differenza che lì l’inaugurazione ha una data.



