L’ospedale di Malcesine vedrà presto l’aumento di posti letto e lo sguardo volto a una nuova funzione legata a prevenzione personalizzata, riabilitazione e longevità in salute. Dopo anni di ridimensionamenti, a breve saranno attivate dodici nuove unità di degenza gestite in partenariato tra ULSS 9 Scaligera e Casa di Riposo Toblini. È uno dei passaggi emersi durante il convegno “Malcesine in Salute” – Per un territorio gardesano sano e longevo” svoltosia Palazzo dei Capitani, nel centro storico del borgo. Gli stati generali della Salute dell’Alto Garda hanno riunito attorno allo stesso tavolo il Ministero della Salute, la Regione Veneto, l’ULSS 9 Scaligera, l’Università degli Studi di Verona e ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.
I lavori sono stati aperti dall’intervento in collegamento del Ministro della Salute, prof. Orazio Schillaci, seguito dal Quadro Strategico Regionale delineato dall’assessore alla Sanità della Regione Veneto, prof. Gino Gerosa con l’intervento “Veneto longevo e in salute: strategie per l’invecchiamento attivo e l’integrazione territoriale”. Il prof. Federico Schena dell’Università degli Studi di Verona e il prof. Mauro Zamboni dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona hanno quindi presentato “Polo di ricerca e intervento per l’invecchiamento attivo e la longevità in salute”, mentre il dott. Gaspare Crimi dell’ULSS 9 Scaligera è intervenuto con numeri e statistiche sulla rete riabilitativa del territorio veronese e il ruolo di Malcesine. Spazio anche al tema della sostenibilità del welfare sanitario con Umberto Guidoni, Chief Insurance Officer di ANIA, e l’intervento “Il ruolo del settore assicurativo e della sanità integrativa nel complessivo sistema di welfare”. La giornata si è chiusa con una tavola rotonda moderata dalla dott.ssa Romina Cazzaro con ulteriori interventi del dott. Giancarlo Ruscitti, direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto, e il dott. Pietro Girardi, direttore generale di ULSS 9 Scaligera.
La prospettiva discussa non riguarda solo il rafforzamento dei servizi esistenti ma la possibilità di costruire attorno all’ospedale un modello capace di unire cura, prevenzione, educazione alla salute, ricerca e tecnologie di monitoraggio. Un’idea che parte dalla vocazione storica della struttura nella riabilitazione post-polio e la collega ai bisogni di oggi: invecchiamento della popolazione, fragilità, cronicità, autonomia degli anziani e continuità tra ospedale e territorio.
Ad aprire i lavori, in collegamento, è stato il Ministro della Salute, prof. Orazio Schillaci. «Malcesine, con la sua storia e con le competenze sviluppate nel campo della riabilitazione post-polio, può diventare un riferimento per nuove progettualità legate alla promozione della salute, all’invecchiamento attivo e alla longevità», ha dichiarato il Ministro Schillaci. «La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto aggiungere anni alla vita ma garantire anni di vita in salute. Per questo servono prevenzione, innovazione tecnologica, assistenza territoriale e modelli capaci di mettere davvero al centro la persona».
L’assessore regionale, prof. Gino Gerosa, ha posto l’attenzione sul metodo con cui costruire le risposte sanitarie dei prossimi anni. «In una società in cui l’età media è progressivamente sempre più alta, la longevità, contrassegnata da una vita attiva, è un argomento all’ordine del giorno e impone sempre nuove progettualità che mettano al centro la persona tenendo presente ogni aspetto della vita – ha spiegato Gerosa -. Per posizione, tradizione e storia, la struttura di Malcesine ha tutte le caratteristiche per riuscire ad implementare le risorse turistiche dell’area del Garda con un’offerta di salute proprio in riferimento alla riabilitazione fisica e cognitiva. Se pensiamo ad un territorio gardesano sano e longevo, infatti, dobbiamo pensare ai residenti che hanno diritto di accedere ad una struttura che risponda alle loro aspettative ma anche al benessere delle migliaia di turisti che, in gran parte provenienti dal Nord Europa e dall’area tedesca, arrivano in quest’area del Veneto e qui possono trovare una risposta a specifiche esigenze di salute».
Per l’ospedale di Malcesine, questo scenario incontra una storia sanitaria precisa. Nato nel 1949 come centro nazionale per la cura della polio, l’ospedale oggi si confronta con bisogni cambiati. I dati presentati durante il convegno mostrano un progressivo cambio di funzione. A fronte di un numero complessivo di pazienti sostanzialmente stabile, grazie al vaccino che ne ha sensibilmente ridotto le casistiche, i ricoveri legati agli esiti di polio passano dai 404 del 2022 ai 305 previsti nel 2026, mentre crescono le richieste legate alle patologie muscoloscheletriche e ortopediche, alla riabilitazione intensiva e alla continuità della cura, anche attraverso strumenti da remoto (telemedicina). L’impegno dell’Amministrazione e di tutti i soggetti coinvolti resta quello di mantenere curati e monitorati attentamente i pazienti affetti da polio e, contemporaneamente, di allargare il bacino d’utenza delle richieste assistenziali.
Nel suo intervento, il sindaco di Malcesine, Giuseppe Benamati, ha ricordato la situazione attuale della struttura, che conta venticinque posti letto di Riabilitazione e un Punto di Primo Intervento attivo per le emergenze del territorio. «L’incontro di oggi conferma un’attenzione istituzionale importante attorno all’ospedale di Malcesine e apre una prospettiva concreta per il suo futuro. I dodici posti letto dell’Ospedale di Comunità rappresentano il primo risultato di un percorso condiviso con ULSS 9, Regione e Casa di Riposo Toblini. Da qui vogliamo lavorare a un progetto più ampio, capace di valorizzare la vocazione riabilitativa della struttura, rafforzare il legame tra ospedale e territorio e guardare anche alla riapertura dei due padiglioni. Malcesine può avere un ruolo importante in una sanità sempre più orientata a prevenzione, longevità in salute e presa in carico delle persone, al servizio della comunità residente, dell’Alto Garda e di chi ogni anno arriva sul lago».
Il confronto ha inserito il futuro di Malcesine in un quadro demografico più ampio. Nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita in Italia è arrivata a 85,7 anni per le donne e 81,7 per gli uomini; nel mondo gli over 80, pari a 143 milioni nel 2019, potrebbero raggiungere i 426 milioni nel 2050. Numeri che spostano il tema dalla sola durata della vita alla qualità degli anni vissuti, rendendo centrali prevenzione, diagnosi precoce, stili di vita e presa in carico delle fragilità.
A rafforzare questa prospettiva sono stati anche gli studi presentati sul rapporto tra genetica, comportamenti e aspettativa di vita. Una ricerca condotta su oltre 400 mila soggetti ha preso in considerazione classi genetiche favorevoli, normali e sfavorevoli, mettendole in relazione con comportamenti più o meno corretti. Il dato emerso è significativo: anche nelle persone con genetica sfavorevole, stili di vita adeguati possono incidere sull’aspettativa di vita fino a cinque anni e mezzo in più. Un elemento che conferma il peso della prevenzione e dei percorsi individualizzati nella costruzione di una longevità in salute.
Nel corso della tavola rotonda è emersa anche la pressione crescente che l’invecchiamento della popolazione esercita sul sistema sanitario e assistenziale, come ha sottolineato il dott. Pietro Girardi, direttore generale di ULSS 9 Scaligera: «Il cambiamento epocale che ci attende con l’ingresso dei nati negli anni Sessanta nella fascia degli ultra 65enni impone una svolta radicale: bisogna iniziare a parlare in modo più ampio e concretamente di salute. Oggi gli anziani occupano già il 37% dei ricoveri e il 42% delle giornate di degenza, e le proiezioni economiche indicano che la sola gestione delle case di riposo arriverà a pesare per l’1% del PIL su un fondo sanitario complessivo del 6,2%. Numeri alla mano, il sistema ospedaliero e assistenziale così com’è non potrà reggere l’urto. La vera chiave di svolta sta nel prevenire anziché curare, spostando il focus dal trattamento della malattia al mantenimento del benessere psicofisico. Questo significa investire su stili di vita sani, sull’attività fisica regolare — ormai fortunatamente sdoganata anche nelle nostre città — e su fattori determinanti come la qualità del sonno e la riduzione dello stress. Di conseguenza, l’intera organizzazione territoriale deve trasformarsi. Le case di comunità, il sistema sanitario non dovrà limitarsi a erogare prestazioni cliniche, ma diventare luoghi in grado di dispensare “pillole di salute”. È un’alleanza indispensabile tra sanità e comuni, perché la sfida della longevità attiva non riguarda solo i bilanci dello Stato, ma soprattutto il futuro e la qualità della vita, in età avanzata, di tutti noi».
Tra i temi affrontati anche il possibile sviluppo di percorsi individualizzati per prevenire il declino e sostenere l’autonomia, con attenzione a nutrizione, esercizio fisico, benessere psicologico, educazione alla salute e monitoraggio nel tempo. La sostenibilità del progetto è stata affrontata anche attraverso il possibile contributo della sanità integrativa e del settore assicurativo, a supporto della sanità pubblica in termini di investimenti, innovazione, tecnologie e percorsi convenzionati. Un tema che, per Malcesine, si lega anche alla vocazione turistica del territorio e alla possibilità di costruire percorsi attrattivi dedicati alla prevenzione, alla salute fisica e cognitiva e all’invecchiamento attivo.



