Il veneto entra ufficialmente tra le lingue presentate dal Centro europeo per le lingue moderne (ECML) del Consiglio d’Europa nel nuovo volume Lara’s linguistic journey through Italy (I viaggi linguistici di Lara in Italia), pubblicato in occasione della Giornata europea delle lingue.
Non si tratta di un riconoscimento giuridico – che nell’ordinamento italiano ed europeo rimane questione distinta – ma è un riconoscimento istituzionale di particolare rilievo: in una pubblicazione ufficiale dell’ECML dedicata alla diversità linguistica italiana, il veneto viene presentato accanto alle altre lingue che compongono il patrimonio plurilingue dell’Europa.
Il volume, rivolto in particolare alle scuole e alle giovani generazioni, è liberamente disponibile online: https://cdn.ecml.at/EDL/
E proprio mentre dall’Europa arriva questo segnale, in Veneto il tema della lingua veneta torna al centro dell’attività legislativa. In Consiglio regionale sono stati depositati tre progetti di legge sulla lingua veneta, provenienti da maggioranza e opposizione. Lo scorso luglio presso la VI Commissione consiliare è infatti stato invitato anche il presidente dell’Academia de ła Bona Creansa – Academia de ła Łengua Veneta, prof. Alessandro Mocellin, per relazionare sullo stato dell’arte della lingua veneta, tra studi accademici, realtà linguistica e iniziative didattiche a scuola e nelle università. Dal confronto è quindi maturata una proposta di legge unitaria sulla lingua veneta, approvata dalla VI Commissione e ora destinata all’esame del Consiglio regionale per l’approvazione.
A questo quadro si aggiunge il dato dell’Osservatorio Nord Est: il 65% dei residenti in Veneto si dichiara favorevole al riconoscimento della lingua veneta.
«Oggi il punto non è più chiedersi se il veneto possa entrare nella scuola e nell’università: ci è già entrato. La questione è portare ad un quadro organico e stabile le iniziative che già hanno dimostrato di funzionare», commenta il presidente dell’Academia. «In Veneto si può fare con il veneto, con gli strumenti giuridici disponibili cioè anche senza riconoscimento, molto di quello che altri territori fanno già molto bene con il ladino e il friulano: insegnarla, studiarla, trasmetterla alle nuove generazioni».
Da anni l’Academia realizza infatti attività e percorsi didattici nelle scuole del Veneto. L’insegnamento ha raggiunto anche la formazione a docenti e corsi di lingua veneta in università. Avviato nel 2025, al 2026 l’Universidade Federal de Santa Maria, in Brasile, ospita il terzo corso universitario di Lingua Veneta, dopo le precedenti assai positive esperienze accademiche.
Per la Giornata europea delle lingue 2026, dunque, scuola, università, istituzioni europee e Consiglio regionale convergono su un dato: la lingua veneta è sempre più presente negli spazi dell’istruzione, della ricerca e delle istituzioni, e sta guadagnando spazio per il proprio futuro.



