Centrodestra e centrosinistra hanno la grande opportunità delle elezioni generali spagnole del prossimo 29 novembre per capire quali saranno i temi vincenti per quelle italiane della primavera 2027. I punti di contatto sono molti per entrambi gli schieramenti.
Centrodestra: Partido Popular, Vox e Junts per Catalunya

Il centrodestra iberico ricalca perfettamente il modello italiano. Giorgia Meloni, partiamo dal dato più diretto, è da anni la “musa ispiratrice” di Santiago Abascal, leader di Vox (nella foto qui sopra) , un partito che ricorda molto Fratelli d’Italia e il suo percorso ideologico dall’ala più oltranzista al pragmatismo di governo. Vox sta alla destra del Partido Popular che, invece, sorto come diretta emissione del movimento franchista alla morte del caudillo, ha guidato per diversi decenni la Spagna. Fa parte del PPE ed è presieduto da Alberto Núñez Feijóo che non è riuscito a battere quattro anni fa il socialista Pedro Sanchez (nella foto in apertura mentre annuncia questa mattina la convocazione delle elezioni) che da allora guida (per la terza volta: un regno che dura dal 2018) una coalizione di sinistra appoggiata dagli indipendentisti baschi e catalani siano essi di sinistra o di destra, come Junts per Catalunya dell’ex presidente della Comunitat, Carles Puidgemont prossimo a rientrare in Spagna dopo il dorato esilio post referendum.

Se Abascal è il leader indiscusso del suo partito, Feijóo subisce la forte competizione della presidente della Comunità di Madrid Isabel Diaz Ayuso (nella foto qui sopra) che potrebbe competere per un incarico di governo importante. Sembra di vedere Antonio Tajani minacciato in casa da Marina Berlusconi, o Salvini da Zaia anche se il ruolo dei leghisti spetta più a Junts che a Barcellona rappresenta il ceto medio-benestante, quello che ha messo a frutto il boom legato al federalismo fiscale spagnolo e che mal sopporta i (pochi) vincoli imposti da Madrid che non riesce nemmeno a farsi valere sulla lingua parlata prioritariamente nelle scuole e nelle università.
Centrosinistra: PSOE, Esquerra Republicana, Bildu, PNV e Movimiento Sumar

Il “campolargo” spagnolo invece vede col Partito Socialista (collegato al PD a Bruxelles) il Movimiento Sumar (SMR), la Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) guidata dall’enfant prodige della politica iberica Gabriel Rufian (nella foto qui sopra), Euskal Herria Bildu (EHB), il centrista Partito Nazionalista Basco (EAJ/PNV) e Junts per Catalunya. L’accordo che tiene insieme il tutto è basato sull’amnistia per i detenuti baschi per terrorismo, per i funzionari pubblici che organizzarono il referendum sull’indipendenza della Catalogna e un programma di apertura delle frontiere che ha portato alla regolarizzazione di cinque milioni di immigrati (per buona parte latinoamericani) e su un rafforzamento delle normative che hanno cancellato il “pacto del olvido” che aveva normalizzato la Spagna democratica dopo il franchismo.
Dal trasferimento delle salme di Francisco Franco e Josè Antonio Primo de Rivera (il fondatore della falange spagnola) alla cancellazione della titolazione delle vie cittadine a protagonisti del regime, alla distruzione dei simboli franchisti ed alla cittadinanza data ai nipoti degli esuli repubblicani, la Spagna è stata attraversata da un ritorno della polemica politica legata al secolo scorso con una pericolosa radicalizzazione della società.
Infine, tanto per non farsi mancare nulla, anni di inchieste sulla cattiva gestione del governo centrale, poco presente in diverse calamità naturali, le accuse di corruzione per gli ex premier socialisti come Zapatero e il clan della famiglia del premier nonché i legami coi narco-dittatori del Venezuela.
I temi: stato sociale, immigrazione irregolare, islamizzazione delle periferie

Ma dietro la cortina fumogena dell’ideologia i nodi sul tappeto sono sempre gli stessi: l’assenza – nonostante un momento di buona crescita dell’economia nazionale – di un piano di edilizia pubblica per dare una casa ai nuovi spagnoli ed alle nuove generazioni a prezzi calmierati; l’immigrazione clandestina che vede Ceuta da sessanta giorni in balia di migliaia di irregolari con l’esplosione della criminalità; la progressiva islamizzazione delle città spagnole con esempi eclatanti proprio in Catalogna con la presenza di cellule terroristiche. Su questo si giocherà la campagna elettorale: meno sentiti i temi di politica estera (l’Ucraina è lontana e la Spagna è saldamente nell’alleanza europea contro Putin) e meno accesa la tensione verso Bruxelles anche se non mancano i richiami contro la dittatura dei burocrati, specialmente da Vox.
Insomma, tutto molto simile. Con due sole grandi differenze: l’assenza di un movimento come Futuro Nazionale, una destra più radicale oltre a Vox, in grado di sottrarre voti e favorire così il centrosinistra, e la presenza di un leader vero a sinistra. Pedro Sanchez è un vero campione delle elezioni, è sempre stato in grado di rimontare. Un politico che il campo-largo italiano non ha e stenta anche a trovare fra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ah, ultimissima cosa: Pedro Sanchez scioglie le Cortes, indice le nuove elezioni e ne fissa la data. Tutte cose che in Italia non si possono fare… Per cui, occhio a Madrid: quello che succederà fra poco più di un mese ci darà la cifra della nostra primavera.



