La Legge Quadro fa discutere

Devis Zenari

“La riforma non prevede trattamenti di favore che distorcono la concorrenza”

“Un appello al rigore e al dialogo costruttivo, per evitare inutili contrapposizioni che non rispecchiano né lo spirito della riforma in itinere né i bisogni reali dell’attuale tessuto produttivo italiano, veneto e veronese”. Anche in provincia di Verona le principali Confederazioni artigiane, Confartigianato Imprese Verona, Casartigiani Verona e CNA Veneto Ovest, con i loro rispettivi presidenti, Devis Zenari, Luca Luppi e Diego Stimoli, si esprimono congiuntamente, intervenendo nel dibattito sulla revisione della Legge Quadro sull’Artigianato.
“Non è più pensabile – affermano i tre presidenti – che oggi un imprenditore che opera in prima persona nella propria azienda, assumendo personale, investendo in macchinari ed innovazione, sviluppando nuovi mercati, sia costretto a dire addio alla qualifica artigiana, parte profonda del proprio Dna imprenditoriale, per aver superato un determinato numero di dipendenti”.
In provincia di Verona si contano circa 22.600 imprese artigiane, cioè iscritte all’Albo Artigiani della Camera di Commercio: un segmento di attività imprenditoriali che evidenzia quanto sia ormai rilevante il tema dell’adeguamento dei limiti dimensionali dell’impresa artigiana, fermo ormai a quarant’anni fa, in un habitat imprenditoriale totalmente diverso e in continua e rapida evoluzione.
“La legge-quadro per l’artigianato risale al 1985 – continuano le associazioni artigiane scaligere – e mentre il mondo cambiava abbiamo lasciato le aziende ancorate a contesti normativi non più aggiornati. Non vorremmo che si stesse facendo strada la volontà di non permettere agli artigiani di crescere mantenendo la loro identità”.
“Quanti si dimostrano preoccupati dalle novità – chiariscono Zenari, Luppi e Stimoli –, possono contare sul fatto che il testo in fase di elaborazione da parte dell’Esecutivo contenga già meccanismi legislativi solidi, idonei a prevenire qualsiasi squilibrio o effetto anticoncorrenziale. L’obiettivo, non è assolutamente quello di creare cosiddette ‘zone grigie’, né di introdurre ingiustificati vantaggi o svantaggi competitivi a scapito di altre realtà produttive, come l’industria. Il testo normativo, al quale le nostre Confederazioni nazionali hanno lavorato, garantisce massima trasparenza e non prevede di generare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Le sigle dell’artigianato scaligero ribadiscono che la vera competitività si misura sulla capacità di fare investimenti, generare innovazione, accrescere le competenze e spingere sulla produttività, e non sul ridimensionamento di tutele o retribuzioni.
La revisione della legge quadro deve affrontare anzitutto i vincoli che possono far perdere la qualifica artigiana anche a imprese rimaste di piccolissime dimensioni. Secondo le elaborazioni, tra il 2020 e il 2025, in provincia di Verona, 683 imprese sono uscite dall’Albo artigiani pur rimanendo attive: l’80,3% conta da zero a nove addetti e il 40,2% è costituito da società a responsabilità limitata. “Questi dati mostrano che il tema va ben oltre l’innalzamento dei limiti occupazionali e riguarda anche i requisiti societari, di governance e di composizione del capitale – spiegano gli artigiani –. La priorità, dunque, è consentire alle imprese che continuano a fondarsi sul lavoro diretto dell’imprenditore e sul saper fare artigiano di mantenere la qualifica anche quando evolvono nell’assetto societario, aprendosi, per esempio, a soci di capitale.
“Chiediamo una legge moderna e al passo con l’Europa – concludono in coro Confartigianato Imprese Verona, Casartigiani Verona e Cna Veneto Ovest –, capace di accompagnare lo sviluppo dimensionale del settore. La crescita dell’impresa artigiana dovrebbe rappresentare un traguardo condiviso da tutto il sistema economico, a partire da Confindustria, che da sempre ne sostiene la centralità”.