I mercati europei sono diffusamente in calo a causa di fattori macroeconomici globali condivisi: l’impennata del prezzo del petrolio, dovuta alle tensioni geopolitiche, e il conseguente rialzo dei rendimenti dei titoli di stato (sell-off sui bond) alimentano i timori che un’inflazione persistente possa frenare la crescita economica e forzare le banche centrali a mantenere tassi elevati. A questo si aggiungono i verbali della Federal Reserve che hanno mostrato l’intenzione di procedere con cautela sul taglio dei tassi.
- FTSE MIB: -1,21% (49.366,59 punti). Piazza Affari risente pesantemente delle vendite sul comparto bancario (particolarmente penalizzato dal sell-off generale sulle banche europee che hanno toccato i minimi da tre mesi) e di un flusso diffuso di prese di profitto che ha colpito anche i titoli tecnologici dopo i recenti cali di Wall Street.
- DAX 40: -0,58% (24.958,83 punti). Il listino di Francoforte estende le perdite della seduta precedente avvicinandosi al supporto psicologico dei 25.000 punti. A zavorrare l’indice tedesco sono soprattutto i cali di grandi pesi massimi industriali e tecnologici come Infineon e Siemens, risentendo del clima di debolezza del comparto manifatturiero europeo.
- CAC 40: -0,666% (7.717,44 punti). La borsa di Parigi continua a soffrire per le forti preoccupazioni legate alla situazione fiscale francese. I rendimenti dei titoli di stato francesi (OAT) sono tornati a salire a causa dei timori sul debito e sulla manovra di bilancio del governo, penalizzando fortemente i titoli del settore bancario (come Société Générale e BNP Paribas).
- FTSE 100: -0,495% (10.406,73 punti). Londra fa registrare una flessione più contenuta rispetto alle controparti europee. La discesa è guidata principalmente dai titoli minerari ed ex-dividend, mentre la forte presenza di titoli petroliferi all’interno del listino (esposti al rialzo del greggio) funge parzialmente da cuscinetto mitigando le perdite.
Wall Street: S&P 500, Nasdaq e il nodo dell’Intelligenza Artificiale
Oltreoceano, i futures e l’apertura USA mostrano una simile vulnerabilità per fattori.
- S&P 500: L’indice cala dello 0,33% (area 7.761 – 7.776). Pesano i tassi obbligazionari, con il T-Note a 10 anni al 5,331% che alza il tasso di sconto sulle valutazioni societarie. I mercati prezzano tassi elevati più a lungo (higher for longer) dopo i verbali Fed pro-rialzo entro dicembre.
- Nasdaq: In ripiegamento volatile in area 30.989 – 31.076. Il tech soffre per i cali in Asia e l’allarme sul debito legato agli investimenti in IA. Nonostante profitti in crescita per la domanda di server AI, colossi come Samsung non hanno centrato le stime degli analisti, scatenando prese di beneficio su semiconduttori e cloud, fino ai fornitori europei.
Materie Prime
| Materia Prima | Valore Attuale | Variazione 24h | Variazione YTD |
| Oro | 4.129,74 $/t.oz | +0,45% | -4,47% |
| Brent Crude | 104,20 $/Bbl | +4,00% | +71,59% |
| WTI Crude | 91,87 $/Bbl | +4,06% | +60,23% |
| Gas TTF (EU) | 79,73 €/MWh | +2,09% | +183,50% |
| Argento | 59,04 $/t.oz | -1,21% | -17,25% |
Focus Italia
La situazione sul FTSE MIB evidenzia un clima di netta avversione al rischio, con una spaccatura settoriale molto chiara: gli operatori stanno attuando un classico movimento di “risk-off”: scaricano in massa i titoli finanziari e quelli industriali/tecnologici più sensibili, e spostano i capitali verso il settore energetico (per cavalcare i rincari) e verso le utilities per cercare protezione.

Il comparto bancario e assicurativo, che ha un peso enorme sul listino milanese, è un mare rosso e sta zavorrando l’intero indice. La flessione più marcata è quella di Mediobanca (MB), che cede un pesante 3,54%. Anche i due colossi del credito nazionale sono sotto forte pressione: UniCredit (UCG) lascia sul parterre il 2,88% e Intesa Sanpaolo (ISP) scende del 2,24%. La lettera colpisce duro anche i protagonisti del recente risiko bancario, con Monte dei Paschi di Siena (BMPS) a -2,56%, Banco BPM (BAMI) a -1,98% e BPER Banca (BPE) a -1,88%. Sul fronte assicurativo, Generali (G) registra un calo significativo dell’1,95%, mentre Unipol (UNI) contiene le perdite a un -0,73%.
Non va meglio per i titoli legati al ciclo economico e alla tecnologia. Nel comparto dei semiconduttori, STMicroelectronics (STMMI) registra un vero e proprio tonfo del 3,37%. Nel settore automobilistico, Stellantis (STLAM) affonda del 3,41%, confermando le profonde difficoltà del comparto, mentre Ferrari (RACE) si dimostra molto più resiliente, limitando i danni a un quasi impercettibile -0,12%. Male anche i titoli industriali pesanti come Prysmian (PRY), che scivola dell’1,81%.
A fare da argine a questa ondata di vendite ci sono le materie prime e i titoli regolamentati. L’isola verde più grande è quella di Eni (ENI), che spicca con un robusto +1,49%, chiaramente spinta dal rally delle quotazioni del petrolio.
Il settore delle utilities si sta comportando da perfetto scudo difensivo, mostrandosi interamente in positivo: Snam (SRG) guida il comparto con un +0,72%, seguita da Hera / Italgas (IG) a +0,62%, Enel (ENEL) che guadagna lo 0,50% e Terna (TRN) a +0,11%. Infine, anche il comparto dei trasporti e della logistica vede Poste Italiane (PST) navigare s



