Tripoli chiama Verona

Alessandro Nozza

Sempre alta la passione della Libia per il comparto equestre italiano. Air Container barca a Fieracavalli

(di Bernardo Pasquali)

Il cuore della tradizione ippica in Libia è la fantasia, che in arabo libico si chiama El Maiz.
Un gruppo di cavalieri in abiti tradizionali colorati, carica lungo un percorso rettilineo di circa 200 metri e deve sparare in aria all’unisono con vecchi moschetti, in modo da simulare un solo colpo.
A Misurata la chiamano anche Mezz, e i cavalli vengono adornati con accessori decorativi, con costumi coordinati a quelli dei cavalieri.
Il Festival internazionale dell’equitazione popolare di Zliten, a novembre 2025, unisce gare, recitazione di poesie e artigianato tradizionale.
La passione per i cavalli è rimasta intatta nonostante anni di violenze, con corse settimanali, spettacoli e parate.
A Zawiya, nel 2017, le corse si tenevano ogni venerdì, giorno non lavorativo.
La razza autoctona è il Berbero (Barb), ma la Libia è l’unico paese arabo dove le corse di purosangue inglesi sono più popolari di quelle con la razza locale.
In tutto questo contesto sta partendo dalla Libia anche la volontà di aprirsi sempre più anche al mondo occidentale con iniziative che possano agevolare scambi culturali ed economici, in un momento storico di maggiore stabilità e di forte crescita del paese nordafricano.
La volontà da parte del governo in carica, sostenuta anche dalla parte di Bengasi è quella di aumentare l’economia, oggi ancora di nicchia, legata al mondo dell’ippica, dalle corse a tutto il mondo degli accessori, moda ecc… Il settore delle corse fu quasi distrutto all’inizio del regime di Gheddafi e ripartì circa dieci anni prima del 2020 con importazioni di cavalli, e un nuovo libro genealogico fu approvato nel novembre 2012.
Dall’Italia e, in particolare da Verona, parte la prima azione che cercherà di riportare il comparto del cavallo ad un livello superiore di interesse e di valorizzazione economica per la Libia.