Allarme della CIA, col caldo anomalo, sotto pressione mais e allevamenti

L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario italiano oltre 1,5 miliardi di euro, tra campi e ore di lavoro evaporate, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani. È un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili.

Spiega Andrea Garonzi, vicepresidente Cia Agricoltori Italiani – Verona: “Le elevate temperature e la progressiva riduzione delle disponibilità idriche richiedono, come avvenuto in passato, il massimo coordinamento tra Autorità di bacino, Regione Veneto, consorzi di bonifica, gestori di invasi montani e organizzazioni agricole. L’esperienza insegna che solo una gestione condivisa tempestiva e collaborativa della risorsa acqua consente di affrontare al meglio le crisi. La coltura maggiormente attenzionata è quella del mais, che si trova in una fase particolarmente delicata del ciclo produttivo: fase che richiede grandi volumi d’acqua. Ma non sono soltanto gli sviluppi della siccità a preoccupare, bensì le ondate di calore che stanno mettendo sotto pressione gli allevamenti, con effetti negativi sul benessere animale e sulle produzioni di latte e carne.

Un aspetto da sottolineare sono i rischi per i lavoratori agricoli, soprattutto nelle attività orticole svolte all’interno dei tunnel di nylon, dove le temperature possono raggiungere livelli particolarmente elevati. Per questo abbiamo rivolto un appello alle aziende, affinché in accordo con i lavoratori individuino le fasce orarie più idonee per ridurre l’esposizione ai momenti di maggiore calore. Le alte temperature, inoltre, stanno accelerando la maturazione delle produzioni stagionali, determinando la contemporanea immissione sul mercato di grandi quantità di angurie, meloni, drupacee e altri prodotti. Una concentrazione di offerta che sta comprimendo i prezzi delle produzioni agricole. Infine va sottolineato come molte imprese avevano orientato nei giorni passati le proprie scelte verso colture considerate più resistenti alla siccità come la soia, ma le attuali condizioni climatiche stanno rendendo necessari interventi irrigui straordinari non preventivati”.