Nel 2025, il Veneto si conferma una delle principali economie regionali italiane, con un PIL stimato pari a 206,1 miliardi di euro, corrispondente a circa il 9,1% del PIL nazionale, mantenendo il terzo posto in Italia dopo Lombardia e Lazio. Il PIL pro-capite raggiunge i 42,4 mila euro, un valore superiore alla media nazionale e tra i più elevati del Paese. I dati, che emergono dall‘Osservatorio Veneto, curato dall’Ufficio Studi di BPER, mostrano un quadro macroeconomico regionale che si mantiene complessivamente solido.
La regione mantiene una struttura economica diversificata, in cui ai servizi, che rappresentano il 63,8% del valore aggiunto,si affianca una manifattura ancora centrale, responsabile del 28,6% della ricchezza prodotta. Il Veneto conserva inoltre una forte vocazione internazionale: nel 2025 le esportazioni si attestano intorno agli 80 miliardi di euro, pari al 12,4% dell’export italiano. La crescita del PIL, stimata al +0,4%, è sostenuta principalmente dalla domanda interna: i consumi delle famiglie aumentano dello 0,9%, mentre gli investimenti fissi lordi registrano una crescita del 4,7%, confermando la capacità del sistema produttivo regionale di continuare a investire anche in una fase di rallentamento del ciclo economico.
Tra gli elementi che caratterizzano maggiormente il posizionamento competitivo del Veneto emerge la Blue Economy, oggi una delle filiere più strategiche e distintive della regione. Il comparto genera direttamente 6,2 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 80 mila occupati e, grazie a un moltiplicatore pari a 2,1, attiva complessivamente 19,3 miliardi di euro, equivalenti al 10,9% del PIL regionale. Il sistema Venezia-Rovigo rappresenta il cuore di questo ecosistema, dove turismo, portualità, logistica, cantieristica e servizi integrano il mare in una vera piattaforma di sviluppo economico e di competitività territoriale.
Accanto alla Blue Economy, continuano a distinguersi filiere strategiche come meccanica e automazione, agroalimentare, sistema moda e sistema casa. Nel 2025, mostrano una maggiore capacità di tenuta l’agroalimentare e alcuni comparti della meccanica specializzata.
Anche il mercato del lavoro si conferma tra i più solidi del Paese, con un tasso di occupazione del 69,3% e una disoccupazione contenuta al 3,5%. Restano tuttavia alcune sfide strutturali, in particolare il reperimento di personale qualificato, il mismatch tra domanda e offerta di competenze e la necessità di rafforzare il capitale umano. In questo contesto, il sistema regionale dell’innovazione, fondato sulla collaborazione tra università, ITS Academy, distretti, Reti Innovative Regionali e imprese, rappresenta un elemento chiave per sostenere la competitività futura e accompagnare la trasformazione del tessuto produttivo.
“Il Veneto continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia italiana, aperto ai mercati internazionali e in grado di investire anche in una fase di forte complessità, grazie a un tessuto imprenditoriale solido, sempre capace di adattarsi e diversificare. Lo sbocco delle merci venete su mercati alternativi, anche in risposta alle turbolenze geopolitiche, è una delle dimostrazioni della dinamicità delle imprese della regione” commenta Maurizio Veggio, (nella foto Giornale di Brescia) responsabile Direzione Regionale Lombardia Est Triveneto di BPER. “L’analisi evidenzia come il rafforzamento delle filiere strategiche, insieme agli investimenti in innovazione e capitale umano, sarà determinante per consolidare la competitività del territorio nei prossimi anni e come BPER, vogliamo continuare ad affiancare le imprese in questo percorso di crescita, trasformazione e internazionalizzazione“.



