(rfg) Il Ministero dell’Economia ha aperto ieri il collocamento del nuovo BTp Italia Sì, un titolo di Stato pensato esclusivamente per i risparmiatori retail e costruito per difendere il capitale dal ritorno dell’inflazione. La risposta del mercato è arrivata immediata: nella sola prima giornata di collocamento sono stati raccolti ordini per 3,17 miliardi di euro, distribuiti su 95mila contratti (33,368 euro e 48 centesimi di investimento medio) con oltre un miliardo già sottoscritto nella prima ora. Per il viceministro dell’Economia Maurizio Leo si tratta di “un’ottima partenza”, legata alla solidità della struttura del titolo. Ecco come funziona, quanto può rendere e cosa cambia rispetto alle emissioni precedenti.
Cos’è il BTp Italia Sì
Si tratta di un titolo di Stato indicizzato all’inflazione italiana, riservato ai soli investitori privati. Il collocamento è partito il 15 giugno e proseguirà fino al 19 giugno 2026, salvo chiusura anticipata in caso di richieste particolarmente elevate. La data di godimento è fissata al 23 giugno, mentre il rimborso del capitale avverrà il 23 giugno 2031: una durata di cinque anni. Il lotto minimo di acquisto è di 1.000 euro e l’ordine si può effettuare in banca, all’ufficio postale dove si detiene un conto titoli oppure online tramite l’home banking. La sottoscrizione passa dalla piattaforma elettronica Mot di Borsa Italiana e, particolare non scontato, chi acquista il titolo durante i giorni di collocamento ha la certezza di ottenere sempre il quantitativo richiesto, senza il rischio di riparto.
I rendimenti: tasso minimo e componente legata ai prezzi
Il cuore del BTp Italia Sì è il tasso reale minimo garantito dell’1,60% annuo, riconosciuto anche in caso di deflazione e che al termine del collocamento potrà essere confermato o rivisto al rialzo. Le cedole vengono pagate ogni sei mesi attraverso un meccanismo semplificato, somma di due componenti: una parte fissa, pari alla metà del tasso annuo e garantita comunque, e una parte variabile legata all’andamento dell’indice Foi, il parametro Istat che misura l’inflazione delle famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi. Le stime della Bce su un possibile picco dell’inflazione intorno al 3,4% entro fine anno aprono a una prima cedola particolarmente generosa, vicina al 2,5% nei primi sei mesi, equivalente a un rendimento annualizzato teorico intorno al 5%. Ipotizzando invece un’inflazione media del 2,3% nei cinque anni di vita del titolo, in linea con le proiezioni Bce, il rendimento lordo medio annuo potrebbe avvicinarsi al 4%, un livello superiore al 3,1% offerto oggi da un BTp tradizionale a cinque anni.
Perché arriva proprio ora
Il lancio del titolo arriva in un momento in cui l’inflazione nell’area euro è tornata sopra il 3%, spinta dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal rialzo dei prezzi dell’energia legato alla guerra in Medio Oriente. Anche con la tregua siglata tra Iran e Stati Uniti, i danni alla produzione e al trasporto di petrolio e materie prime critiche difficilmente si riassorbiranno in tempi brevi. La Banca d’Italia ha già rivisto al rialzo le stime sull’inflazione 2026 al 3,1%, mentre la Bce, dopo aver alzato i tassi la settimana scorsa, non esclude un nuovo intervento a luglio o settembre. In questo contesto il Tesoro persegue anche un obiettivo strutturale: aumentare la quota di debito pubblico detenuta direttamente dai cittadini, una componente che consente di gestire con maggiore flessibilità uno dei debiti pubblici più alti dell’Occidente, sceso ad aprile a 3.155,3 miliardi di euro, in calo di 2,9 miliardi rispetto al mese precedente.
Quanto rende un investimento da 10mila euro: gli scenari
Non essendo il rendimento finale predeterminato, è possibile solo simulare alcune ipotesi su un investimento da 10mila euro, già al netto della tassazione agevolata al 12,5% e includendo il premio fedeltà a scadenza. Se l’inflazione si azzerasse o diventasse negativa, scatterebbe la clausola di salvaguardia: il rendimento resterebbe ancorato all’1,60% lordo annuo, con cedole nette medie di circa 140 euro l’anno e un guadagno netto complessivo di 752,50 euro in cinque anni. Con un’inflazione media dell’1,5%, il rendimento lordo salirebbe al 3,10% annuo, per un incasso medio netto di 271,25 euro l’anno e un profitto totale di 1.408,75 euro. Nello scenario considerato più vicino alle attuali previsioni, con un’inflazione al 2,6%, il rendimento lordo arriverebbe al 4,20%, le cedole nette medie a 367,50 euro l’anno e il guadagno complessivo a 1.890 euro netti. Con un’inflazione più persistente al 3%, il rendimento lordo salirebbe al 4,60%, le cedole nette medie a 402,50 euro l’anno e il ritorno complessivo a 2.065 euro. Nell’ipotesi più favorevole, con un’inflazione al 3,5%, il rendimento lordo toccherebbe il 5,10%, la cedola netta media salirebbe a 446,25 euro l’anno e il guadagno netto complessivo a fine periodo arriverebbe a 2.283,75 euro.
Le novità rispetto alle vecchie emissioni
Il BTp Italia Sì mette insieme caratteristiche di due strumenti già usati dal Tesoro: il vecchio BTp Italia, indicizzato all’inflazione ma aperto anche agli investitori istituzionali, e il BTp Valore, riservato alla clientela retail e dotato di premio fedeltà. La differenza principale riguarda però il meccanismo di indicizzazione. Nelle vecchie emissioni l’inflazione rivalutava sia le cedole sia il capitale investito, restituito a scadenza maggiorato. Nel nuovo titolo, invece, tutta la rivalutazione legata ai prezzi viene trasferita direttamente nelle cedole periodiche: il capitale nominale resta invariato e viene rimborsato integralmente alla scadenza. Resta confermato il premio fedeltà dello 0,6% del capitale sottoscritto, riservato a chi acquista il titolo in fase di emissione e lo mantiene fino al 2031.
I vantaggi fiscali
Come tutti i titoli di Stato italiani, anche il BTp Italia Sì beneficia di un regime fiscale di favore: gli interessi sono tassati al 12,5%, contro l’aliquota ordinaria del 26% applicata a gran parte degli altri strumenti finanziari. Si aggiungono l’esenzione dall’imposta di successione e, entro i limiti previsti dalla normativa, l’esclusione dal calcolo dell’Isee per un valore complessivo fino a 50mila euro investiti in titoli del debito pubblico. Una combinazione che, unita alla protezione dall’inflazione, spiega perché il titolo si sia già imposto come una delle emissioni più seguite del 2026 tra i risparmiatori in cerca di rendimenti più alti ma con una bassa tolleranza al rischio.



