“Una delle infrastrutture irrigue più strategiche e attese del Veneto, pensata per mettere in sicurezza oltre 7.000 ettari di terreno, salvaguardando circa 2.000 imprese agricole e garantendo la salute e la sicurezza alimentare di un bacino di 200.000 cittadini residenti, rischia lo stallo a pochi metri dal traguardo. Tutto questo perché non si riescono a reperire cinque milioni per il completamento. Le imprese agricole del Veneto hanno già pagato un prezzo altissimo a causa della contaminazione da PFAS. Chiediamo dunque alla Regione di chiarire immediatamente come intenda rispondere all’appello del Consorzio Adige Euganeo e se sia pronta a cofinanziare, d’intesa con lo Stato e con il Ministero dell’Agricoltura, le risorse mancanti per scongiurare qualsiasi tassa aggiuntiva sui nostri agricoltori”.
La presa di posizione, emersa nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Pressana (VR), è della consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon, assieme a Diego Quaglio (Lista Civica Pressana Più) e Gino Contri (Segretario circolo Pd Cologna Veneta).
Con l’occasione è stata annunciata la presentazione di un’interrogazione alla Giunta regionale: “L’obiettivo dell’opera è di prioritaria importanza: sostituire integralmente i prelievi irrigui dal fiume Fratta-Gorzone, storicamente compromesso dalla contaminazione da PFAS di origine industriale. Per questo è impensabile che un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza alimentare, la salute pubblica e la sopravvivenza della nostra agricoltura resti incompiuta a un passo dalla fine. Il governo regionale deve dire con chiarezza come intende attivarsi”.



