Un hub su Verona, un prossimo aumento di capitale destinato a nuove acquisizioni, lo sbarco in Spagna e Francia: Wopta Assicurazioni fondata nel 2021 da Vincenzo Macaione, sta bruciando le tappe dopo aver già raccolto 20 milioni da una settantina di soci (un terzo dei quali veronesi o veneti) attraverso cinque club deal. L’ultimo round di finanziamento – per cinque milioni € – è stato destinato all’acquisizione di due broker fortemente radicati nel territorio di competenza: Zanni a Capriolo (BS) e GM Insurance con sede a Bergamo. E oggi la sua valutazione sul mercato supera i 100 milioni €.
«Partiamo da due dati – spiega Vincenzo Macaione, classe 1980, laurea alla Cattolica di Milano in economia e finanza, CEO di Wopta – : il primo vede il 70% delle imprese italiane, specie le PMI, sotto assicurato o male assicurato, è il dato peggiore in Europa; il secondo è il mutamento del quadro dopo la pandemia Covid. Le imprese si sono trovate di fronte ad un cambiamento di scenario che ha rovesciato le convinzioni precedenti e che, fra l’altro, non si è nemmeno risolto dato che dopo il Covid abbiamo avuto tre guerre. Quindi, da un lato si è compresa la necessità di ottimizzare la propria posizione assicurativa, ma dall’altro l’imprenditore, così come il libero professionista o l’artigiano, di fatto l’economia reale del Paese, si trovava davanti ad una rigidità nell’offerta che allontanava e non avvicinava il cliente alla compagnia assicurativa. Wopta Assicurazioni nasce così: permettere all’economia reale di accedere a copertura assicurative smart, semplici, complete, raggiungibili senza abbandonare il proprio posto di lavoro».
Wopta, già oggi, è la prima insurtech phygital in Italia ad aver raggiunto un Ebitda positivo (in anticipo di un anno sul piano industriale) con 220mila clienti assicurati, 20 milioni di premi intermediati, 5 milioni di ricavi, una rete di 4mila partner distributivi in Italia e una piattaforma proprietaria : Woptal.
Phygital vuol dire che non puntate esclusivamente alla distribuzione online?
«No. Il nostro modello poggia su tre canali distributivi. Il primo è ovviamente l’online, il digitale permette alle PMI di arrivare velocemente ad un prodotto assicurativo a loro dedicato, ad esempio le polizze catastrofali obbligatorie per legge. Abbiamo quattro prodotti specifici per le singole esigenze realizzati con Net Insurance, compagnia di Poste Italiane. Poi abbiamo il canale “affinity”: ovvero le convenzioni con associazioni professionali, di categorie o istituti di credito. Sono polizze “embedded” che vengono offerte all’interno dei servizi offerti ai soci o ai clienti di queste realtà. Infine, c’è la componente fisica…»
Non è una contraddizione rispetto al digitale? E non è materia per le “vecchie compagnie”?
«No, non c’è questa contrapposizione fra digitale e fisico. Intanto, tutti i modelli solo digitali non hanno funzionato. Secondo, non è il “fisico” il problema, ma gli strumenti di cui è dotato. Se ci pensa, alla fin fine a tutti noi piace poter rapportarci con qualcuno della nostra compagnia assicurativa quando serve. Il contratto, magari, me lo gestisco in autonomia: scelgo il prodotto, lo valuto, se mi convince lo sottoscrivo digitalmente, lo pago online. Tutto semplice e lineare. Poi, però, quando subisco un sinistro vorrei poter confrontarmi con la compagnia che mi ha venduto la polizza; capire con loro come affrontare la situazione, come valutare i passi successivi. E lì, il collaboratore, la componente fisica, deve poter avere in mano strumenti digitali che gli consentano risposte immediate e servizi da erogare altrettanto velocemente.
Quanto alle compagnie più grandi o di più lunga tradizione: certamente hanno una struttura, una rete, ed un’organizzazione che proviene da un passato, in qualche caso, secolare di attività assicurativa, ma questo non significa che non abbiamo prodotti, servizi, strutture e un’attenzione ai rapidi mutamenti del settore. Debbo dire, anzi, che la collaborazione con loro (Wopta è una MGA) è per noi molto importante ed ha portato ai risultati attuali».
Con l’ultimo round avete realizzato due acquisizioni, è un trend che proseguirà?
«La crescita buy-to-build non è soltanto un’operazione finanziaria: ci permette di ampliare la nostra presenza sul territorio utilizzando professionalità che già vantano un portafoglio tanto nella clientela corporate che retail, ma anche di aumentare il collocamento dei nostri pacchetti assicurativi. Il prossimo round da 75 milioni ci consentirà di valutare ulteriori acquisizioni, ma anche di creare nuovi hub fisici di Wopta. Dopo Milano, Bergamo e Brescia vogliamo certamente sbarcare a Verona e nel Veneto e avviare un nostro percorso internazionale partendo da Francia e Spagna».
Il modello digitale non espone però le compagnie ai rischi legati alla veridicità delle dichiarazioni?
«Woptal, la nostra piattaforma proprietaria, utilizza già da quattro anni l’intelligenza artificiale per valutare l’attendibilità dei dati che ci vengono forniti. Abbiamo un AI Agent, denominata Anna, che è a supporto di clienti e wopters, ovvero i nostri specialisti assicurativi, anche per abbattere questo genere di rischio».



