In occasione della mobilitazione al Brennero, Coldiretti ha allestito anche un tavolo simbolico per denunciare gli effetti distorsivi della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di “italianizzare” prodotti esteri con semplici lavorazioni. Un’iniziativa concreta per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero. Sul tavolo sono stati esposti casi emblematici di questa pratica, che altera la trasparenza del mercato e penalizza gli agricoltori italiani. Dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo “italiano”, al coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perchè salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei prodotti della nostra Dieta Mediterranea. Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani,
Così come le arance sudafricane che diventano succhi di frutta “italiani” perche trasformati in Italia. Fino al caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana , simbolo per eccellenza del Made in Italy, mettendo a rischio anche la salute dei consumatori per la presenza del glifosate. Un’esposizione che rende evidente, il meccanismo che consente di cambiare origine ai prodotti. Secondo Coldiretti si tratta di una delle principali criticità del codice doganale europeo. Il tavolo al Brennero diventa così uno strumento di denuncia ma anche di informazione. Perché rende tangibile un problema spesso invisibile sugli scaffali e rafforza la richiesta di una revisione normativa a livello europeo. L’obiettivo è garantire trasparenza reale sull’origine dei prodotti e per questo c’è richiesta di etichettatura europee con l’obiettivo di difendere il reddito degli agricoltori e tutelare il diritto dei cittadini a scegliere consapevolmente ciò che portano in tavola.
“Ritorniamo al Brennero per continuare la nostra battaglia nel salvaguardare il vero Made in Italy – ha detto il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini -. Ancora tanti prodotti entrano nel nostro Paese, semilavorati che poi, attraverso l’ultima lavorazione sostanziale, diventano magicamente Made in Italy. Noi chiediamo che venga modificato il codice doganale per garantire la sicurezza della tracciabilità dei prodotti e poter dare la possibilità ai nostri produttori di avere un giusto riconoscimento rispetto a quello che è la vera italianità, il vero prodotto creato in filiera cento per cento italiana. Pensiamo – ha proseguito Vantini – per esempio al latte: più di 150.000 tonnellate di cagliate e semilavorati entrano nel nostro Paese e diventano poi formaggi Made in Italy. Noi chiediamo che venga rivisto integralmente il codice doganale, proprio per garantire la tracciabilità e la garanzia del 100% Made in Italy, della filiera 100% italiana, e riconoscere quindi il giusto reddito ai nostri agricoltori. Veniamo da una settimana in cui è stata approvata la Legge Caselli che riconosce i reati agroalimentari, sempre nella direzione di tutelare il vero Made in Italy e i nostri produttori”.



