“Per un conservatore, ci può essere qualcosa di più centrale della difesa della terra dei nostri padri?”. Con questa domanda dell’eurodeputato Nicola Procaccini si è aperto il confronto “L’Ecologia dei Conservatori. Tra innovazione e tradizione in Europa”, svoltosi questa mattina a Verona.
L’iniziativa, promossa dall’eurodeputato Daniele Polato per il gruppo ECR, ha riunito rappresentanti del Governo, del Parlamento italiano, della Regione Veneto e delle istituzioni europee per discutere di politiche ambientali, sviluppo del territorio, competitività delle imprese e valorizzazione delle identità locali. Al centro del dibattito, la necessità di coniugare tutela dell’ambiente, innovazione e sviluppo economico. Un modello di crescita che guida l’impegno politico lungo l’asse Bruxelles-Roma-Venezia-Verona.
“Abbiamo fortemente voluto questo appuntamento per far comprendere ai cittadini quanto il nostro lavoro in Europa sia strategico e abbia una ricaduta concreta sul territorio – ha affermato Daniele Polato -. Non ci può essere concorrenza tra difesa dell’ambiente e sviluppo dell’impresa. Ci deve essere una sinergia d’intenti, guidata da politiche chiare e pragmatiche non da ideologie prive di senso. Fino ad oggi l’Europa ha chiesto a cittadini e imprese di fare grandi sacrifici, impoverendo la nostra economia e spostando interi mercati al di là dei confini. Serve concretezza per raggiungere risultati significativi e duraturi nel tempo”.
“Ringrazio l’europarlamentare Daniele Polato che tanto si sta spendendo in Europa per negoziati strategici come l’accordo commerciale con gli Stati Uniti e la difesa dell’agricoltura – ha detto Nicola Procaccini -. Gli abbiamo affidato delle tematiche complesse e, anche se sul territorio questo lavoro può essere meno visibile, sta portando a casa risultati importanti per tutti. Richiamando il concetto di oikophilia elaborato da Roger Scruton, crediamo che la tutela dell’ambiente nasca dall’amore per la propria casa. In questa prospettiva, la difesa dell’ambiente non è il prodotto di un’ideologia recente, ma l’espressione naturale di un sentimento radicato nella storia, nella cultura e
nell’identità dei popoli”.
“L’ecologia non può essere appannaggio di una sola parte politica, che dimostra tra l’altro furia ideologica – ha spiegato il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi -. È un tema importante, che riguarda tutta l’umanità e va trattato con equilibrio. L’uomo è custode
dell’ambiente, che è natura ma anche identità e storia. Serve buonsenso e concretezza. Basti vedere il disastro causato da scelte scellerate che in nome dell’ideologia green hanno distrutto l’automotive europeo, mandando in rovina decine di migliaia di lavoratori, a
favore dell’industria automobilistica cinese, uno dei paesi più inquinanti al mondo. Veramente un paradosso tragico”.
“E’ un tema concreto che ci vede uniti nel difendere scelte equilibrate e non ideologie scellerate – ha sottolineato Ciro Maschio, presidente della Commissione Giustizia della Camera -. Ringrazio Nicola Procaccini per il lavoro fatto e per questo libro che offre numerosi spunti”.
“Abbiamo sempre difeso la sensibilità ambientale e la partecipazione di questa mattina testimonia il grande interesse che c’è su questo tema – ha sottolineato il senatore Matteo Gelmetti -. Oggi il nostro governo condiziona l’agenda politica europea, per troppo tempo
influenzata da ideologie senza senso. Ricordiamo la battaglia per il packaging e per l’economia circolare. L’Italia insegna a tutta Europa come si ricicla. Un ringraziamento va a chi, a Bruxelles, porta avanti con tenacia la necessità di un cambio di rotta capace di
tutelare realmente l’ambiente e, al contempo, sostenere chi fa impresa e crea posti di lavoro”.
“In Regione Veneto stiamo portando avanti battaglie importanti sulla difesa del suolo e sull’ecologia – ha dichiarato l’assessore regionale Diego Ruzza – ma con razionalità, concretezza e obiettivi precisi”.
Il libro: una proposta alternativa
Nel volume L’Ecologia dei Conservatori. Il ritorno al sacro della natura, l’autore accompagna il lettore in un percorso che intreccia riflessione teorica, esperienza personale e osservazione diretta del dibattito politico contemporaneo, in particolare a livello europeo. Il racconto prende forma anche attraverso episodi vissuti nelle istituzioni, che diventano occasione per mettere in discussione quella che viene definita la narrazione dominante dell’ambientalismo: una visione ritenuta spesso ideologica, astratta e distante dalle esigenze concrete dei cittadini, dei lavoratori e dei sistemi produttivi.
A partire da questa critica, il libro costruisce progressivamente una proposta alternativa. L’ecologia conservatrice viene descritta come un equilibrio tra elementi apparentemente opposti: sviluppo economico e tutela ambientale, innovazione e tradizione, libertà individuale e responsabilità collettiva. In questa visione, l’essere umano non è visto come un nemico della natura, ma come il suo custode, chiamato a prendersene cura con consapevolezza e senso del limite, senza cedere né al dominio indiscriminato né a una visione che lo escluda o lo colpevolizzi.
Ampio spazio è dedicato al contesto europeo e al dibattito sul Green Deal, interpretato come il simbolo di un approccio che, pur nato da obiettivi condivisibili, avrebbe assunto tratti dogmatici e prodotto effetti controproducenti sul piano economico e sociale. L’autore evidenzia i rischi di una transizione ecologica non sufficientemente attenta alle ricadute su industria, lavoro e sovranità delle nazioni, proponendo invece un modello più graduale, pragmatico e compatibile con la realtà dei sistemi produttivi.



