«Mentre Stefani celebra le pre-intese, i veneti aspettano servizi, pagano le rette e vedono partire i propri giovani. Le promesse hanno le gambe corte, la vita delle persone corre. Dal 2017 al 2026 sono trascorsi quasi nove anni. Nove anni di attesa o nove anni sprecati per fare dimenticare ai veneti ciò che era stato promesso? Alberto Stefani e la Lega possono tentare di presentare le pre-intese come una vittoria, ma i numeri raccontano una storia molto diversa: dalle 23 materie annunciate siamo passati a quattro funzioni limitate, mentre dei nove decimi delle tasse non è rimasto alcun trasferimento aggiuntivo. Altro che conquista storica: siamo di fronte al drastico ridimensionamento delle promesse fatte ai cittadini».
A dichiararlo è Alessia Rotta, assessora del Comune di Verona ed esponente del Partito Democratico, intervenendo dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani sull’approvazione parlamentare delle risoluzioni relative agli schemi di pre-intesa sull’autonomia differenziata.
«È necessario ristabilire la verità. Il voto del Parlamento non trasferisce oggi nuove competenze né nuove risorse al Veneto, ma autorizza il Governo a proseguire il negoziato. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha inoltre sottolineato l’assenza di nuove compartecipazioni al gettito erariale e ha chiarito che gli eventuali maggiori costi dovranno essere sostenuti dai bilanci regionali. Questo significa che le risorse dovranno essere recuperate attraverso tagli ad altre spese oppure tramite la fiscalità regionale. È questa l’autonomia che la Lega presenta come una vittoria?».
Secondo Rotta, il dibattito sull’autonomia deve essere riportato dalle bandiere ideologiche alle condizioni concrete in cui vivono le persone.
«Mentre la Lega discute da nove anni su quali funzioni spostare da Roma a Venezia, oltre 32 mila anziani sono ospitati nelle case di riposo venete, ma le impegnative di residenzialità finanziate sono poco più di 24 mila. Circa 9.050 persone sono mediamente in lista d’attesa e la soglia SVaMA necessaria per accedere al contributo è salita fino a quasi 80 punti, quando in passato ne bastavano 60. Nel 2023, secondo lo SPI CGIL, oltre 4 mila anziani non autosufficienti sono rimasti senza impegnativa e le loro famiglie hanno dovuto sostenere interamente il costo della retta. Questa è la realtà quotidiana che la propaganda sull’autonomia non può nascondere».
«Le persone non vivono di pre-intese, slogan e conferenze stampa. Vivono di servizi sociosanitari accessibili, trasporti, asili nido, assistenza agli anziani e opportunità per i propri figli. E mentre il Veneto aspetta l’autonomia, altre Regioni utilizzano già le competenze ordinarie per migliorare concretamente la vita dei cittadini».
Rotta richiama il confronto con l’Emilia-Romagna, che senza attendere alcuna autonomia differenziata garantisce l’abbonamento gratuito al trasporto pubblico agli studenti e ha esteso la gratuità dei nidi alle famiglie residenti in numerosi Comuni montani e delle aree interne. «L’Emilia-Romagna dimostra che non serve aspettare nove anni per intervenire. Servono priorità politiche chiare e la volontà di investire le risorse disponibili. Il Veneto possiede già molti degli strumenti necessari per rafforzare il welfare, sostenere le famiglie e garantire servizi migliori. Il problema non è sempre la mancanza di competenze: troppo spesso è il modo in cui vengono utilizzate quelle che già ci sono».
A rendere ancora più urgente il tema è la crescente perdita di capitale umano. Secondo il primo Rapporto CNEL sull’attrattività dell’Italia, nel solo 2024 hanno lasciato il Paese circa 78 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, un numero pari al 24 per cento delle nascite registrate nello stesso anno. Nel triennio 2022-2024 i laureati hanno rappresentato il 42,1 per cento dei giovani emigrati. Il valore del capitale umano perso dall’Italia tra il 2011 e il 2024 è stimato in 159,5 miliardi di euro, di cui 14,8 miliardi riconducibili al Veneto.
Il Rapporto colloca inoltre il Veneto all’ultimo posto tra le Regioni settentrionali nel saldo degli scambi interregionali di giovani laureati, con un deficit di 8.411 persone nel periodo 2011-2024. Nel 2024 le donne hanno rappresentato il 50,4 per cento dei giovani emigrati dal Veneto.
«Il capitale umano se ne va mentre la Lega continua a discutere di quali competenze trasferire da Roma a Venezia. Partono giovani che abbiamo cresciuto e formato, spesso laureati e altamente qualificati, perché altrove trovano salari, servizi e prospettive migliori. L’autonomia dovrebbe essere uno strumento per risolvere i problemi, non un alibi da utilizzare per nove anni mentre i problemi peggiorano».
«Stefani può festeggiare quanto vuole, ma non può cancellare la distanza tra ciò che era stato promesso e ciò che è rimasto. Da 23 materie a quattro funzioni. Dai nove decimi delle tasse a zero nuove risorse. Nel frattempo gli anziani aspettano, le famiglie pagano e i giovani partono. Le promesse hanno le gambe corte, ma la vita delle persone corre. La politica ha il dovere di raggiungerla».



