Le famiglie italiane sono significativamente meno indebitate rispetto alla media europea e nel 2025 hanno ridotto ulteriormente il proprio livello di esposizione finanziaria rispetto al picco registrato nel 2021.
È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di Unimpresa che ha analizzato il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile nel periodo 2010-2025. Nel 2025 il totale dei debiti finanziari delle famiglie italiane si attesta intorno al 56% del reddito disponibile, contro l’83% registrato nell’area dell’euro: uno scarto di circa 27 punti percentuali che riflette un orientamento strutturalmente più prudente delle famiglie italiane verso il ricorso al credito. Il divario non è congiunturale, ma si mantiene costante lungo l’intero arco temporale osservato: già nel 2010 l’Italia registrava il 56% contro il 99% europeo.
Sul piano dell’evoluzione nel tempo, il dato italiano segna un calo netto rispetto al 2021, anno in cui il rapporto debiti/reddito aveva raggiunto il picco del 64%. In quattro anni la riduzione è stata di circa 8 punti percentuali, con la contrazione che ha riguardato tutte le componenti: i mutui per acquisto di abitazioni sono scesi dal 34% al 30%, il credito al consumo si è stabilizzato all’11% e gli altri prestiti — che includono aperture di credito in conto corrente e mutui diversi da quelli abitativi — sono passati dal 19% al 15%.
La riduzione dell’indebitamento delle famiglie italiane nasce anche grazie a una congiuntura nazionale favorevole: la stabilità politica, la crescita dei redditi, l’aumento dell’occupazione e la riduzione della precarietà lavorativa hanno rafforzato i bilanci domestici, diminuendo la necessità di ricorrere al credito. Quando il lavoro è più stabile e il reddito più certo, le famiglie si indebitano meno e i dati del 2025 ne sono la conferma. Nell’area dell’euro la flessione è stata ancora più pronunciata: dal 95% del 2021 all’83% del 2025, con un calo di 12 punti percentuali.

Un elemento di rilievo riguarda la quota di prestiti a tasso variabile, vale a dire i finanziamenti con periodo di rideterminazione del tasso inferiore a un anno. In Italia questa componente ha subito una trasformazione profonda: dal 79% del 2014 — valore massimo del periodo — al 35% del 2025, con una riduzione di oltre 44 punti percentuali in poco più di un decennio. Nell’area dell’euro il calo è stato meno drastico ma ugualmente significativo: dal 44% del 2014 al 23% del 2025. La fase di rialzo dei tassi avviata dalla BCE a partire dal 2022 ha verosimilmente accelerato questo riposizionamento, orientando le famiglie verso contratti a rata fissa e maggiore certezza finanziaria.



