La desertificazione commerciale non riguarda soltanto i negozi. Anche la rete dei bar, uno dei presìdi più diffusi e riconoscibili della vita quotidiana delle comunità, sta subendo una contrazione significativa. Secondo l’analisi realizzata da Confesercenti sui dati delle Camere di commercio, tra il 2019 e il 2025 in Italia le imprese del servizio bar sono passate da 169.839 a 145.766, con una riduzione di 24.073 attività, pari al 14,2%.
In provincia di Verona le imprese del comparto bar sono passate da 2.634 nel 2019 a 1.976 nel 2025: 658 attività in meno, pari a una contrazione del 25%. Significa che, in sei anni, è scomparso un bar ogni quattro esistenti nel 2019.
L’impatto economico stimato è altrettanto rilevante: la riduzione del numero di imprese viene associata a una ricchezza territoriale perduta di circa 197,4 milioni di euro.
Anche il capoluogo evidenzia una contrazione molto forte: i bar registrati a Verona sono passati da 864 a 661, con 203 attività in meno e una riduzione del 23,5%. La ricchezza territoriale associata alla contrazione nel capoluogo è stimata in 60,9 milioni di euro. Numeri che fotografano un cambiamento che non riguarda soltanto le imprese, ma la struttura stessa dei quartieri e dei centri abitati.
Torluccio: «Veneto e Verona non possono permettersi di perdere questa rete»
«I numeri del Veneto e soprattutto quelli di Verona ci dicono che non siamo davanti a un fenomeno marginale, ma a una trasformazione profonda della nostra rete commerciale e dei servizi di prossimità – dichiara Alessandro Torluccio, Direttore regionale di Confesercenti Veneto e Direttore di Confesercenti Verona –. In Veneto abbiamo perso oltre 2.800 bar in sei anni e nella provincia di Verona uno su quattro. Dietro ogni serranda che si abbassa c’è un’impresa, ma anche un servizio che viene meno, posti di lavoro e un luogo di relazione. Veneto e Verona devono avere la consapevolezza che difendere la rete delle attività di prossimità significa investire sulla qualità urbana, sulla sicurezza e sulla vitalità dei nostri territori.»
Per Confesercenti, infatti, la progressiva riduzione dei bar si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione delle abitudini di consumo e di crescente difficoltà per le imprese di prossimità.
A pesare sono l’aumento dei costi di gestione, dall’energia alle materie prime, il costo del lavoro, la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, i cambiamenti nei flussi quotidiani dei centri urbani, anche legati allo smart working, la diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata e la concorrenza esercitata dalla grande distribuzione e dai nuovi servizi di consegna.
Vesentini: «Un bar non è soltanto un’attività economica»
«Il dato veronese deve far riflettere perché il bar rappresenta molto più di un’attività economica – sottolinea Simone Vesentini, Presidente FIEPET-Confesercenti Verona –. È il luogo dove si prende il caffè ogni mattina, dove ci si incontra, dove si scambiano informazioni e relazioni. È spesso uno dei primi presìdi di un quartiere o di un piccolo paese. Quando un bar chiude, non perdiamo soltanto un’impresa: perdiamo un pezzo della rete sociale e dei servizi quotidiani del territorio. Per questo servono condizioni che consentano a queste attività di continuare a investire, innovare e creare occupazione.»
Il fenomeno interessa infatti sia i piccoli comuni sia i quartieri delle città. La progressiva riduzione dei pubblici esercizi contribuisce ad assottigliare quella rete di attività di prossimità che garantisce presenza quotidiana, servizi e socialità. Secondo le stime di Confesercenti, a livello nazionale la riduzione dei bar tra il 2019 e il 2025 si traduce in un impoverimento dei territori di oltre 7,2 miliardi di euro, considerando gli effetti su consumi, occupazione e gettito fiscale.
«Questi dati confermano la necessità di intervenire sulla desertificazione commerciale con politiche strutturali – conclude Torluccio –. Non possiamo limitarci a registrare la chiusura delle attività: dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere e quelle esistenti possano continuare a operare. La rigenerazione urbana passa anche dalla presenza di negozi, bar, ristoranti e servizi di prossimità.»
Confesercenti proseguirà quindi il proprio impegno per la proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione dei centri urbani e dei territori, nella convinzione che la difesa delle attività di prossimità rappresenti una componente essenziale delle politiche economiche e urbane.



