Dieci giorni per Verona

Paolo Borchia

Chiuso il congresso federale senza rivoluzioni si va ad una composizione anche in città

(di Bulldog)

Salvini è stato riconfermato segretario federale. Partendo dalle note dolenti, la giornata di ieri ha dato voce alle anime critiche della Lega. «La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodiché si lavora tutti insieme. Però negare l’evidenza non fa bene a nessuno», esordisce Garavaglia, il suo sfidante. A lui fa eco Massimiliano Romeo, che ieri ha ironizzato: «Il congresso l’avete convocato per me, ho diritto a tre minuti in più», rispondendo al richiamo del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che presiedeva il congresso. «Quel disagio – prosegue Romeo – non era un’invenzione, non erano diatribe interne, ma un disagio che non può essere ignorato, e soprattutto non solo lombardo». Ma Salvini su questo insiste: «Le correnti lasciamole al Pd, così come minoranza e maggioranza». La linea chiara che è uscita dal congresso, però, ha fatto registrare qualche defezione. La deputata Matone, che ultimamente è stata al centro della cronaca per aver trovato un gioiello nei bagni del Transatlantico e averlo restituito alla proprietaria, ha lasciato il Carroccio per Forza Italia.
In ogni caso, ora, Salvini punterà i piedi in CdM. C’è chi pensa che sia un bluff e chi crede davvero che il Capitano chiederà lo stop all’invio di armi all’Ucraina. Si fa presente che è servito un Papeete per far cadere il governo Conte I, quindi tutto è possibile.
Anche perché il ministro degli Esteri del Carroccio, Paolo Borchia, non lascia margine all’immaginazione: «Nel momento in cui si vede che il conflitto precipita in una situazione di stallo e che garantire questi livelli di assistenza finanziaria diventa complicato, sarebbe preoccupante non porsi il problema», dichiara il capodelegazione al Parlamento europeo durante la trasmissione «Aria Pulita», su Netweek. «Fino a quando c’era l’idea che il conflitto si potesse chiudere in tempi brevi, penso che l’appoggio e il sostegno del governo siano stati chiari e lapalissiani – continua Borchia – ma se pensiamo che questo conflitto possa andare avanti ancora per tanti anni, non credo che ci siano le risorse finanziarie per continuare a garantire un sostegno di questo tipo», aggiunge Borchia, che conclude: «Non c’è nulla di male nel mettere sul tavolo una riflessione di questo tipo, che deve essere affrontata anche a livello europeo»
La Lega Italia Federale, il nuovo nome e relativo logo che deve ancora essere approvato, continuerà a stare nel cdx e staccherà la spina quanto i tre leader della coalizione decideranno di farlo. Quanto ai temi caldi, il pragmatismo del triumvirato avrà la meglio, come sempre. Inutile perdersi in chiacchiere.
In casa Verona, invece, il congresso è alle porte. Qui la situazione è diversa e si andrebbe verso una sfida a due. La base rimprovererebbe a Paolo Tosato di non essere troppo carismatico e il fatto che abbia molto tempo risulterebbe una motivazione troppo debole per farlo eleggere. Oltre al fatto che avrà ancora degli impegni in quel di Roma per il prossimo anno. Ma non finisce qui: i dubbi sul senatore, comunque stimato e apprezzato, si fonderebbero sulla sua capacità decisionale, non proprio di ferro. Non solo, facendo i conti della serva, Borchia in questa partita avrebbe i voti per essere riconfermato segretario provinciale, anche perché gode già di un incarico di «importante» al Pe, in quanto Capo delegazione. La riserva sui candidati, comunque, dovrebbe essere sciolta nei prossimi dieci giorni.