Il segretario provinciale dell’UGL: “Ristori alle imprese che mantengono la produzione attiva”
“Non è più il momento di pazientare, occorre agire e in fretta se non vogliamo vedere sempre più fabbriche fermarsi. Anche a Verona, dove la situazione appare meno grave del resto del Veneto e del Paese, il tempo sta scadendo”.
Alberto Pietropoli è il segretario provinciale dell’UGL, il sindacato dei lavoratori che si colloca idealmente alla destra del movimento sindacale.
Per quanto possa essere più filogovernativo di altre organizzazioni, i conti della realtà sono quelli che sono e lo scenario genera preoccupazione: «Non potrebbe essere altrimenti. Per cause che non dipendono dal nostro Paese il costo dell’energia è cresciuto di oltre il 120% in pochi mesi. Dai 35€ mWh di febbraio agli 80€ di settembre. Vuol dire che una larga fetta della nostra industria, e specialmente le realtà energivore come le cartiere o la siderurgia, stanno volando fuori mercato. La concorrenza asiatica si sta facendo sempre più aggressiva grazie alla diversa composizione dei costi, l’assenza di limitazioni all’acquisto di materie prime energetiche da Paesi in guerra e al dumping sociale.
“È diventato impellente – aggiunge Pietropoli – lavorare per garantire che le industrie italiane possano veder salvaguardata la loro reddititività che è la premessa per il mantenimento della continuità produttiva e quindi del reddito dei lavoratori. Ci siamo battuti negli ultimi anni per migliorare la produttività delle nostre imprese e oggi quei risultati rischiano di venir vanificati. Registriamo sempre più “fermi tecnici” nelle industrie: i macchinari vengono fermati, il personale finisce in cassintegrazione: è l’ultima carta per non far salire ulteriormente i costi, veleggiare al minimo sperando in un cambio di scenario. Questo però azzera la redditività e cancella gli accordi presi per i lavoratori».
Soluzioni?
«E’ evidente che qui deve muoversi l’Europa. Si parla di uno storno dell’Iva a favore delle industrie per coprire incrementi di costo che dipendono da situazioni esterne all’unione ed al di sopra del controllo dei singoli. Le imprese vorrebbero un ristoro diretto alle imprese; noi chiediamo che sia legato al mantenimento delle attività produttive. L’industria non deve fermarsi».
Sull’energia paghiamo anche scelte del passato…
«Vero, ma non sono state scelte nostre. Non per spirito di polemica, ma UGL è a favore del nucleare di quinta generazione, ed anche di una nuova stagione di infrastrutture anche energetiche per velocizzare il Paese e cancellare i colli di bottiglia. Anche perchè sono realtà che servono: pensiamo al TAP e cosa avrebbe significato non averlo realizzato. Oggi saremmo morti. Il governo ha indicato una strada che speriamo venga perseguita con decisione».
Verona in tutto questo è ancora un’isola felice?
«In parte lo è. Abbiamo delle realtà – risponde Alberto Pietropoli – che stanno garantendo la tenuta complessiva del sistema-città. Le ex-municipalizzate, le società pubbliche, lo stesso sistema sanitario. Abbiamo avuto l’apporto fondamentale del turismo. Ma non possiamo né dobbiamo abdicare al nostro saper-fare, alle nostre industrie».
Potrebbe tornare utile la ZES al Nord?
«Noi chiediamo da tempo delle misure al Nord per rafforzare la competitività e replicare i buoni risultati raggiunti al Sud in termini di nuovi investimenti avviati e di nuova occupazione, vera, stabile, creata. Sappiamo che il percorso non è immediato e che ci sono le regole di Bruxelles sugli aiuti di Stato e che si è guardato all’esistente con una certa rigidità: ad esempio, dai benefici della Zona al sud è stato eslcuso il Basso Lazio/Ciociaria sebbene, per noi, ne avrebbe i requisiti ed avrebbe ottenuto grandi risultati. Noi riteniamo che lavorare su un modello come questo possa avere importanti ricadute non soltanto per le regioni settentrionali, ma per tutto il Paese. Ha dimostrato che funziona, per noi va replicato».



