Era alta scienza, oggi è superstizione Astrologia, arte magica e dintorni: tutto viene relegato all’ambito dell’irrazionale

Come accade per l’astrologia, anche l’arte magica viene al giorno d’oggi relegata all’ambito dell’irrazionale, oggetto di sguardi scettici, di curiosità annoiata, o di libri e film fantasy. Quest’ultimo termine è particolarmente interessante, perché coinvolge un ambito del processo magico come inteso nei secoli passati, in un senso diametralmente opposto rispetto a quello considerato da chi ha studiato – e praticato – la magia in età rinascimentale e moderna.
La fantasia, lungi dall’essere l’ambito dell’inesistente, era considerata da lungo tempo funzione centrale nel processo di conoscenza dell’individuo, non solo in quanto facoltà di collegamento tra il mondo della conoscenza materiale e quello della conoscenza intellettuale, o spirituale, ma anche e proprio per questo capacità attiva di connettere l’ambito delle intenzioni con gli aspetti operativi dell’attività umana. In particolare, era credenza diffusa e variamente teorizzata che, grazie alla fantasia, in vari modi l’uomo potesse agire sul mondo naturale, sfruttandone e dirigendone le virtù occulte, e secondo alcune descrizioni veicolando il potere di demoni ed entità spirituali di statuto superiore.
Tutto ciò, che oggi noi riterremmo superstizione, era viceversa considerato la forma più alta di scienza, l’applicazione pratica della teoria della magia, scienza operativa prerogativa dello stadio più alto del sapiente. Il sapiente è colui che ha compreso talmente a fondo i meccanismi della natura e i rapporti di causa ed effetto che regolano gli eventi da riuscire a piegarli secondo il proprio volere.
Anche in età moderna è presente quella distinzione spesso oggi banalizzata tra magia “bianca” e magia “nera”, ma essa si innesta, allora, sulla convinzione nell’esistenza di entità demoniche non sempre benevole, e su un imponente sostrato religioso e dottrinale che vede in questi enti emanazioni di una volontà che intende piegare l’uomo a corrompere la perfezione del creato.
I demoni sono insidiosi, scriveva, come altri, Marsilio Ficino, e operano i loro daemonica machinamenta per traviare il sapiente. Viceversa, colui che opera la magia naturale non agisce oltre il dettato della natura stessa – se non in quanto produce effetti rari e meravigliosi, o inspiegabili –, ma si pone come ricettacolo e vincolo di tutte quelle proprietà di erbe, pietre, parole, segni e astri che permeano il cosmo.
Sebbene non sia l’unico modo di vedere la magia di età moderna, una delle convinzioni più diffuse e che permetteva di argomentare l’efficacia di queste pratiche era che l’universo tutto fosse un reticolo di vincoli, legami e rimandi, tale che i segni letti, ad esempio, nel cielo o nel movimento degli animali fossero in effetti valevoli a determinare eventi apparentemente scollegati.
Un’idea che, al di là della sua validità, dimostra un modo di intendere il mondo naturale come attivo, al contrario di ciò che avviene oggi, dove, seppur liberati dalle superstizioni, gli uomini operano da agenti senza considerare le conseguenze indotte di ciò che operano, ora sì, oltre i limiti della natura.

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