Ex Miteni, la bonifica non può attendere. La vicenda della fabbrica resta una ferita aperta per i Comuni della zona rossa

Nell’Auditorium Villa Soranzo di Lonigo, si è svolta una serata pubblica dedicata alla bonifica del sito ex-Miteni di Trissino, gravemente contaminato da PFAS e che ha interessato numerosi Comuni della zona rossa dell’area veronese dell’Adige-Guà. Nel corso dell’incontro è stato presentato e sottoscritto il documento ‘Ecogiustizia Subito – Patto di Comunità per la bonifica del sito ex-Miteni’, promosso da associazioni, sindacati e realtà civiche. Nel corso della serata è stato firmato il Patto che ribadisce la necessità di un impegno immediato e concreto da parte delle istituzioni nazionali e regionali per garantire la bonifica delle acque e dei suoli contaminati, la tutela della salute dei cittadini e la riconversione dell’area. «La vicenda Miteni è una ferita aperta per il Veneto e per l’Italia intera. Non possiamo permettere che il diritto alla salute venga sacrificato sull’altare dell’inerzia politica. Con il Patto di Comunità chiediamo una bonifica che tarda da dodici anni, un piano serio di monitoraggio e il coinvolgimento reale della cittadinanza. Auspico che finalmente anche le altre realtà politiche si facciano finalmente carico di questa battaglia di giustizia ambientale e sociale, perché siamo tutti popolo inquinato, al di là dei colori politici», ha dichiarato Cristina Guarda. «Al Parlamento europeo – aggiunge l’eurodeputata – mi sto battendo per il bando dei prodotti fitosanitari contenenti PFAS e per il divieto universale degli ‘inquinanti eterni’, dalla produzione al consumo. La bonifica dei siti inquinanti è il primo passo e il più urgente, ma non basta agire localmente: serve un’azione coordinata a livello europeo e globale per fermare l’uso e la diffusione di queste sostanze che minacciano la salute delle persone e la sopravvivenza degli ecosistemi. La serata di ieri a Lonigo, con la partecipazione di numerose associazioni e cittadini, testimonia la forza di una comunità che non intende rassegnarsi all’inquinamento e che chiede con determinazione ecogiustizia subito».