Un terminal chiamato desiderio. Housing sociale per trovare addetti. Manca un lavoratore su due a causa dell’assenza di alloggi e degli alti costi

interporto Quadrante Europa

Dopo i 5,2 miliardi di investimenti in opere pubbliche è necessario che il quarto modulo e il nuovo terminal ferroviario in Zai vengano finalmente realizzati: queste le richieste degli imprenditori nel forum dedicato alla crescita di Verona

5,2 i miliardi di euro, a tanto e’ ammontato l’investimento di Verona in opere pubbliche nel quinquennio 2019-2025. Un flusso di denaro significativamente superiore a quanto stanziato nel quinquennio precedente (650 milioni nel periodo 2011-2018) su cui il Pnrr ha inciso solo per il 23%. Sono questi i numeri che ieri hanno aperto la riflessione sulla Verona del 2040, al centro dell’iniziativa promossa da Confindustria e l’Associazione nazionale costruttori edili con il supporto scientifico del Cresme. Il presidente di Confindustria Verona, Giuseppe Riello, ha evidenziato: «L’accelerazione degli investimenti pubblici registrata negli ultimi anni rappresenta un cambio di passo rispetto al passato, ma non e’ sufficiente a sostenere da sola la trasformazione del territorio». Per questo, ha spiegato: «Serve una collaborazione strutturata con i privati e una programmazione capace di superare la logica del breve periodo, affrontando nodi storici come mobilita’, logistica e disponibilita’ di aree produttive». Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena, ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico del Quadrante Europa lungo l’asse del Brennero, sottolineando che il potenziamento dell’interporto e’ decisivo per mantenere competitivo il sistema economico locale. In quest’ottica il quarto modulo e il nuovo terminal ferroviario vengono considerati interventi non piu’ rinviabili. Il coordinatore del progetto «Verona 2040», Carlo De Paoli, ha indicato le direttrici prioritarie: «Lo sviluppo della Marangona come nuova area di espansione produttiva, il collegamento tra aeroporto Catullo e lago di Garda per integrare turismo e infrastrutture, e il rafforzamento della piattaforma logistica veronese in vista dell’apertura del tunnel di base del Brennero». Scelte che, nella sua impostazione, devono «consolidare il posizionamento di Verona nel contesto nazionale ed europeo». Sul fronte istituzionale presente anche il deputato Ciro Maschio, a testimonianza dell’attenzione parlamentare verso un’opera ritenuta centrale per il territorio. L’auspicio condiviso e’ che a Roma si possa individuare in tempi rapidi la copertura finanziaria necessaria, anche attraverso una rimodulazione delle risorse disponibili. Accanto alle infrastrutture, il dossier del Cresme mette in luce alcune fragilita’: l’invecchiamento della popolazione, la difficolta’ di reperire manodopera e la pressione sul mercato immobiliare, con valori in crescita che rischiano di ridurre l’attrattivita’ per giovani e lavoratori. Questioni che, secondo il presidente di Ance Verona, devono entrare stabilmente nell’agenda politica. La sfida non riguarda solo nuovi cantieri, ma un modello di sviluppo condiviso. Piu’ coordinamento tra istituzioni e imprese, piu’ visione strategica e capacita’ di decisione: e’ questa la rotta indicata per costruire la Verona del 2040. A questo proposito Cresme ha evidenziato la grave carenza di manodopera riscontrate nel 2025. In particolare, a fronte di un’esigenza di forza lavoro pari a 107 mila unita’, le imprese del territorio sono state in grado di reclutare solo 53 mila addetti. Fra le cause che non favoriscono l’affluenza di lavoratori da altre regioni il costo della vita in citta’. Verona, infatti, lamenta una carenza ormai cronica di alloggi a prezzo calmierato. Per far fronte a questa carenza Carlo Trestini, presidente di Ance, lancia la proposta di housing sociale e in generale di alloggi da destinare ad uso residenziale.

Christian Gaole