«Interpreti del presente, progettisti del futuro» Gli ingegneri veronesi festeggiano 100 anni

Correva il 5 settembre 1926 e nasceva l’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia. Era un secolo fa. Cent’anni dopo, gli iscritti sono 3.010 e l’elenco di grandi opere su cui i professionisti veronesi hanno messo firma va dal Mose alla messa in sicurezza di Porta Borsari passando per l’Albero della Vita all’Expo milanese. «L’ingegneria dialoga con i bisogni delle persone. Dalle infrastrutture agli edifici, dai sistemi produttivi alle tecnologie digitali, il suo contributo viaggia in parallelo alla ricerca della qualità della vita. In ciò, l’ingegnere non è solo un tecnico ma un interprete del presente e un progettista del futuro». Parole di Matteo Limoni, presidente dell’Ordine, che ieri a Rocca Sveva durante l’evento celebrativo ha presentato il libro «100 anni di storia», un volume per l’anniversario che racconta la storia e il contributo dell’Ordine allo sviluppo del territorio.

Una giornata partecipata, quella a Soave, dove hanno portato un saluto Carlo Beghini consigliere del Comune di Verona; Flavio Massimo Pasini, presidente della Provincia di Verona; Elisa De Berti, consigliere regionale con delega alle Infrastrutture, che ha sottolineato l’importanza di confrontarsi con gli Ordini professionali, tra cui gli ingegneri e le associazioni di categoria quando si sviluppano nuove leggi, citando come esempio il mandato ricevuto dal presidente Stefani di elaborare una proposta di legge regionale sull’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) che riguardano alloggi a canone calmierato per famiglie a reddito medio-basso, escluse dall’edilizia popolare ma impossibilitate ad accedere al mercato libero. Un saluto è stato portato anche da Cristina D’Angelo, direttore interregionale dei Vigili del Fuoco per Veneto e Trentino Alto Adige e Vincenzo Puccia, Dirigente Vicario del Comando Vigili del Fuoco di Verona.

Sono intervenuti anche il vice presidente del Consiglio nazionale ingegneri, Elio Masciovecchio che ha definito l’ingegneria come «l’arte di rendere invisibile la sicurezza: le sue opere si notano solo quando mancano» e il Prorettore per la valorizzazione delle conoscenze per la società dell’Università di Verona, il professor Matteo Ballottari.

Il presidente dell’Ordine, Matteo Limoni, ha introdotto l’attrice e autrice Arianna Porcelli Safonov, che ha portato alla platea alcuni estratti dei suoi celebri monologhi, riadattati per l’occasione con riferimenti al mondo dell’ingegneria e all’Ordine scaligero. Un racconto satirico su abitudini, mentalità e vita pratica della categoria professionale, che ha suscitato interesse e numerose risate tra il pubblico.Il libro pubblicato dall’Ordine racconta per parole e immagini l’apporto degli ingegneri veronesi alla società nel settore tecnico, impiantistico, civile e artistico. «Si sente spesso parlare di “archistar” — la riflessione di Limoni — e noi vorremmo coniare un nuovo termine, “ingstar”, sperando che anche il mondo esterno inizi a utilizzarlo più spesso e a comprenderne la valenza». L’elenco di opere ricordate anche durante l’appuntamento a Soave è ampio. C’è il sistema integrato di 78 paratoie del Mose a Venezia che è stato progettato da Alberto Scotti di Technital. C’è la messa in sicurezza idraulica di Porta Borsari, tra le sfide ingegneristiche più all’avanguardia nella storia di Acque Veronesi, che ha chiamato in causa Massimo Merzari di Studio Intech. C’è il progetto degli impianti tecnologici per l’Albero della Vita dell’Expo 2015 a cura di Emanuele Carini, lo stesso dell’installazione «Dentro c’è l’Italia» vista al recente Vinitaly e collaudata da Matteo Zanini. Senza dimenticare le strutture per la messa del Papa allo stadio Bentegodi del 2006 progettate da Vinicio Venturi; l’iconica Stella natalizia di Piazza Bra, i cui calcoli furono eseguiti dal progettista strutturale Alvise Zanolini; gli impianti tecnologici dell’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, curati da Riccardo Antoniazzi ed Enrico Alberghini; il progetto delle strutture per la nuova scuola primaria di Colognola ai Colli di Fabio Giannici. Ma nel libro si citano anche il primo complesso plurifamiliare in provincia di Verona certificato «Casa clima gold», curato da Daniela Vanzo, il lavoro di Federico Fuga sul sistema informatico Displace per la pianificazione razionale delle politiche marittime, quello di Roberto Spezie sulla tecnologia «5 Fasi» che ha debuttato di recente in Abruzzo lungo un elettrodotto di Terna e la progettazione acustica in un restauro conservativo di una Villa Veneta del 1625 di Cristiano Vassanelli.

Come sottolineato da Limoni, il contributo dell’Ordine emerge in ogni settore. In quello dell’ingegneria civile«l’evoluzione è stata evidente e costante, dalla ricostruzione postbellica alle grandi opere infrastrutturali, fino alla crescente attenzione alla sicurezza, alla sostenibilità ambientale e alla rigenerazione urbana». Nell’ingegneria industriale«si è passati da modelli tradizionali a processi sempre più automatizzati, robotizzati ed “intelligenti”». Nell’impiantistica«la sfida della transizione energetica ed ambientale all’insegna dell’efficienza e della sostenibilità». Quindi il «ruolo rilevante degli ingegneri — sempre Limoni — quando si parla di sicurezza e ambiente, dai luoghi di lavoro alla prevenzione incendi, dall’acustica alla realizzazione e manutenzione di impianti, fabbricati e infrastrutture, dal dissesto idrogeologico all’inquinamento ambientale». Infine, l’ingegneria informatica, che «negli ultimi decenni ha assunto un ruolo centrale: di fronte alla diffusione di tecnologie digitali, intelligenza artificiale e reti globali, l’ingegnere informatico è un attore chiave nella costruzione di un futuro sempre più interconnesso, dove la gestione dei dati, la sicurezza e l’etica delle tecnologie assumono un’importanza crescente».

Dalla prima sede di via Oberdan a Piazzetta Scala fino all’attuale quartier generale di via Santa Teresa agli ex Magazzini Generali, nel compiere 100 l’Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia ha diffuso a Soave i numeri che ne raccontano l’evoluzione. Oggi gli iscritti superano quota 3mila e registrano la progressiva crescita femminile nelle generazioni più giovani, con una donna ogni 3,7 uomini nella fascia sotto i 40 anni, in scia al contesto universitario attuale con le iscritte ai corsi di ingegneria tra il 23% e 28%. Professionisti di tutte l’età, gli ingegneri veronesi, per una pluralità generazionale che vede la libera professione incarnare il 45% dei profili, con larga diffusione tra gli over 50. 

Le sfide del futuro? Ragiona Limoni: «Sono in atto grandi transizioni sul piano energetico, digitale e ambientale, che richiedono competenze tecniche avanzate, ma anche capacità di visione, responsabilità etica e sensibilità sociale». Gli ingegneri, secondo Limoni, «sono e saranno chiamati a progettare soluzioni innovative per affrontare il cambiamento climatico, migliorare l’efficienza delle risorse, sviluppare città intelligenti e inclusive, garantire sicurezza e resilienza alle infrastrutture e ai sistemi». Ma tra i doveri della professione c’è anche il «sapere dire “no” quando il proprio operato rischia di diventare esclusivamente funzionale alla giustificazione delle tesi e degli interessi dei grandi gruppi di potere. L’ingegnere proprio per le sue competenze — ha sottolineato ieri Limoni — ha l’obbligo morale di riconoscere l’impatto etico e sociale delle proprie opere»