La politica e l’industria, solo chiacchiere e distintivo

(di Bulldog) La politica italiana tratta l’industria con la stessa sufficienza con la quale segue le tematiche della Difesa: nessuno si interessa di nulla, anzi. Tranne quando arrivano gli onori militari o i sostegni alle campagne elettorali. E allora sì che interessa, un’orgia di dichiarazioni e belle parole. Peccato che a chiacchiere stiamo a zero e la crisi sia tangibile. E’ vero, qualche indicatore ancora va bene. Nel caos generale siamo diventati un’isola di stabilità, e questo la dice lunga sui tempi che corrono, ma siamo sul bordo del precipizio. Ed è la nostra politica ad averci spinto verso quel precipizio.

Alla politica il popolo affida le proprie aspettative e chiede una strategia per il futuro. Un mandato semplice che in Italia è diventato impossibile per le beghe infinite di una classe dirigente, sempre meno votata da una aliquota sempre meno numerosa della popolazione, che dal 1994 in poi si è preoccupata più di tagliare le ali al proprio avversario politico, anzi esclusivamente questo, senza mai proporre uno straccio di strategia.

Lo dimostra il referendum sul nucleare del 1987 imposto dalla sinistra (allora era ecologista) all’indomani dell’incidente di Chernobyl , cavalcando cinicamente l’onda emotiva della paura, senza minimamente preoccuparsi del problema energetico, della distruzione del know how italiano di settore (era uno dei nostri atout) e della voragine che si apriva così facendo nei conti dell’industria nazionale.

Il crollo della produttività italiana dipende essenzialmente dalle scelte politiche sbagliate fatte negli ultimi sessant’anni che hanno bruciato il “miracolo italiano”. Oggi la politica ci dice che torneremo al  nucleare, che si impegnerà per salvaguardare quel che resta del nostro comparto produttivo, che lotterà per cambiare Bruxelles, che eliminerà la vergogna delle mance di Stato che sono le 575 tax expenditures che rubano ogni anno più di cento miliardi.

Ma possiamo credere a tutto questo? Chi ha reso debole la posizione italiana a Bruxelles negli anni? Chi non riesce a sistemare Taranto ovvero un’acciaieria che non funziona quando tutto il mondo chiede acciaio? Chi ha continuato a regalare pensioni, contributi a scansafatiche, aeroporti inutili? Chi continua a mantenere una classe politica ridondante rispetto alle possibilità del Paese con una miriade di enti e competenze che rendono impossibile l’azione di governo? Chi usa l’ideologia nelle scelte ambientali accendendole o spegnendole, a seconda del colore politico? Chi ha scelto questa politica di immigrazione? Chi ha portato decine di migliaia di giovani italiani dall’ottima formazione scolastica ad abbandonare il nostro Paese?

I responsabili di quanto sopra sono gli stessi che hanno soffocato l’attenzione della pubblica opinione sotto una cortina fumogena fatta di berlusconismo (pro e contro), di riforma della magistratura, di fascismo/antifascismo, di conflitti d’interesse, di lotte per il potere dentro le fazioni partitiche…se vuole essere credibile, questa volta, la politica deve fare di più rispetto alla passerella istituzionale.

Deve confermare, subito, gli investimenti nel programma del caccia di sesta generazione (che vuol dire puntare sulla ricerca e la tecnologia nazionale); deve presentare assieme alle industrie nazionali un piano per rifare Taranto e produrre l’acciaio che ci serve senza più importarlo da Cina e Turchia (una visita a Buttrio, provincia di Udine, fornirebbe idee utili…); deve andare a Bruxelles con un piano semplice realizzato coi soli partner che contano ovvero Germania, Francia, Spagna e Polonia con una scelta chiara su cosa vogliamo produrre nei prossimi 20 anni, come e con quali soldi. Deve tagliare, oggi con decreto legge, senza guardare alle lobby, quelle 575 agevolazioni che rappresentano un furto per il Paese; deve lasciare le tasse sui territori tagliando le spese inutili del governo centrale. Poi, fatto questo, può andare a cambiare le regole del gioco europeo cedendo sovranità in cambio di maggiore efficienza.

Ovviamente, non farà nulla di tutto questo. E questo renderà più vicino il precipizio. Nel frattempo, si inventeranno qualche altra stupidaggine di distrazione di massa.