(di Christian Gaole) Doveva essere la celebrazione del vino italiano, ma il Vinitaly di quest’anno si è trasformato anche in una fotografia delle tensioni globali che attraversano economia e politica. Tra i padiglioni le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini hanno restituito un quadro segnato da incertezze e dossier aperti.
A decretarlo, nero su bianco, la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele e la solidarietà espressa da Meloni a Papa Leone XIV per le parole usate dal presidente Usa Donald Trump nei concerti ti del pontefice.
«Siamo in una straordinaria vetrina delle espressioni più incredibili del nostro made in Italy», dichiara Meloni, riferendosi a un comparto che «continua a darci enormi soddisfazioni con i suoi 14 miliardi l’anno di fatturato» e che «continua a crescere anche nell’export». Ma la premier non ha nascosto le difficoltà: «È un settore che ha bisogno di essere sostenuto», soprattutto «in una situazione molto complessa».
Il riferimento è a uno scenario internazionale in rapido mutamento. «La pressione economica che noi abbiamo esercitato sulla Russia è alla fine l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace», aggiunge, sottolineando: «Dobbiamo fare molta attenzione a come ci
muoviamo, bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati».

Un equilibrio delicato che si riflette anche sul piano energetico, visto lo stallo degli accordi tra America e Iran riguardo lo stretto di Hormuz. Salvini sceglie toni più diretti: «Occorrono nervi saldi, equilibrio, non sparate». E sul caro energia, il leader del Carroccio precisa: «Stiamo lavorando per un blocco del costo dell’energia per famiglie e imprese ai livelli precedenti alle crisi».
Il ministro punta il dito contro Bruxelles: «Non chiediamo soldi, chiediamo di poter spendere i soldi degli italiani per aiutare gli italiani», riferendosi alle parole della presidente della Commissione Europea che ha usato un chiaro «nein» alla richiesta di sospensione del Patto di
Stabilità da parte del Governo italiano. Salvini avverte: «Se così non fosse, prenderemo anche in considerazione l’ipotesi di intervenire da soli». Parole rafforzate da un passaggio netto: «Non possiamo vedere un’economia in difficoltà senza aiutarla».
Ma è sul piano geopolitico che emergono i nodi più evidenti. Se il fronte russo resta centrale nelle dichiarazioni, colpisce il silenzio sulla crisi iraniana, mai citata esplicitamente nonostante il suo impatto sui mercati energetici e sugli equilibri globali. Un’assenza che pesa, mentre lo stesso Salvini menziona i possibili effetti concreti: «Se cresce il costo del gasolio aumentano tutti i beni di consumo». Nel frattempo resta sullo sfondo anche il tema del blocco all’invio automatico di armi, Israele compreso, che attraversa il dibattito europeo senza trovare spazio esplicito negli interventi veronesi.
Il Vinitaly diventa così il punto d’incontro tra eccellenze produttive e tensioni globali. «È un mondo che per noi è fondamentale», ribadisce Meloni, parlando di «un segnale di presenza del governo italiano». Ma fuori dai padiglioni, la realtà impone scelte sempre più complesse.
Tra «pressioni sulla Russia», crisi energetica e conflitti che si allargano senza essere nominati, il rischio è che la politica continui a inseguire gli eventi in qualità di spettatore invece di essere protagonista attiva.



