Mozart e Amadeus, invenzione e realtà Il film del 1984 ha alimentato la leggenda sulla sua morte prematura per mano di Salieri

Il nome di Wolfgang Amadeus Mozart è universalmente noto: il nome di colui che è considerato tra i più grandi compositori nella storia della musica, la cui influenza è conclamata anche rispetto a compositori altrettanto grandi, come Beethoven. Oltre ai musicofili, il grande pubblico ha sicuramente nozione di chi fu Mozart o delle leggende che lo circondano. Basti pensare al celebre film Amadeus del 1984, che ha avuto un impatto notevole nel plasmare non solo l’immagine del grande compositore, ma a favorire la leggenda secondo cui la sua morte prematura sarebbe stata indotta dal compositore, forse rivale, Antonio Salieri, invidioso del talento innato di Mozart. Vale la pena notare che quel film, certamente romanzato e non corrispondente, nel complesso, alla verità storica, presenta però alcune immagini utili a diffondere l’interesse per la figura di Mozart anche in chi non ha nozioni particolari di musica classica. Innanzitutto, la leggenda secondo cui Mozart sarebbe stato ucciso da Salieri non nasce con il film, ma ha una lunga storia, ed emerge, in realtà, poco dopo la morte del compositore. Allo stesso tempo, se è certamente esagerata la caricatura di Mozart come di un dissoluto, certamente essa si presta a costruire un’immagine di genio e sregolatezza; ma fa passare anche l’effettivo carattere, per così dire, non facile del prodigio della musica. Per ragioni sceniche, il film propone poi, della vastissima produzione musicale di Mozart, una selezione di opere liriche, oltre alla celeberrima scena della composizione del Requiem, e in particolar modo del Confutatis, sul letto di morte. Alcuni fatti sono interessanti: il dibattito sulla lingua del Ratto dal serraglio, cioè se fosse da cantare in tedesco o in italiano, e sul soggetto delle Nozze di Figaro. Il libretto di Da Ponte, autore di molti testi per musica e, senz’altro, da ricordare a fianco di Mozart quando si parla delle sue opere italiane, prende come oggetto un’operetta francese. Quest’opera era stata proibita in Austria, dal momento che si riteneva avrebbe potuto suscitare odio sociale e avversione delle classi subalterne rispetto alle classi nobiliari dominanti. Questi tratti sono smorzati nel libretto di Da Ponte, e il permesso di mettere in scena l’opera ha aperto le porte a una delle composizioni con alcune delle arie più iconiche e celebri della storia della musica. Ma la scena che forse colpisce di più è il passaggio di sequenze tra l’annuncio a Mozart della morte del padre Leopold e la penultima scena del Don Giovanni. La descrizione fornita dal Salieri personaggio narratore è accurata, sebbene sia invenzione il fatto che lo spirito che sorge dall’oltretomba a condannare Don Giovanni sia una rappresentazione del padre defunto che punisce il figlio. Il Don Giovanni ha solo all’apparenza l’aspetto di un’opera giocosa. Per la verità, essa è un esempio di come trama, testo e, soprattutto, musica riescano a creare atmosfere di tensione, e situazioni decisamente tragiche.

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