(di Virginia Marchiori)
In questi giorni si parla molto della Cattedrale della Dormizione di Kiev, uno dei luoghi più sacri dell’ortodossia slava orientale e patrimonio UNESCO, colpita nella notte tra domenica 14 e lunedì 15 giugno durante un attacco di missili e droni russi. A pochi chilometri dalla Cattedrale, i sensori della startup trentina N plus trasmettono dati in tempo reale dalla Cattedrale di Santa Sofia — altro patrimonio UNESCO — con il compito di monitorare la salute strutturale dell’edificio e prevenire possibili crolli.
N Plus, fondata nel 2013 dal veronese Giordano Riello (classe ‘89) insieme ai soci Davide Ambrosio e Carlo Ranalletta Felluga, è cresciuta all’interno del Polo Meccatronica di Rovereto. Oggi conta 80 dipendenti, con un’età media di 32 anni. L’azienda monitora attualmente 900 infrastrutture in Italia e vanta commesse che vanno dalla Corea del Sud alla Thailandia.
Installati su ponti, viadotti ed edifici storici, i sensori di N Plus raccolgono dati per la manutenzione predittiva, permettendo di prevenire i guasti strutturali prima che sia troppo tardi. Giordano Riello, founder e presidente di N Plus, racconta a La Cronaca come sono arrivati a monitorare la Cattedrale di Santa Sofia a Kiev e il Duomo di Milano.
Da dove nasce l’idea del monitoraggio strutturale?
«Nel 2016 abbiamo ricevuto una telefonata dall’Università di Trento: stavano lavorando a un progetto di monitoraggio delle torri di telecomunicazione di Vodafone e cercavano qualcuno nel Polo Meccatronica di Rovereto (dove ha sede N Plus) che avesse la tecnologia adatta a produrre le schede elettroniche. Da lì, i miei due soci — Carlo e Davide, entrambi ingegneri civili — hanno intuito le enormi potenzialità del monitoraggio strutturale applicato alle grandi infrastrutture. Io non sono un ingegnere, ma ho capito subito che stavamo guardando a un mercato ancora vergine.»
Riello, esponente della quinta generazione della storica famiglia di imprenditori veronesi, racconta di essere cresciuto in fabbrica, alla Aermec: «Ho avuto il privilegio e la fortuna di nascere in una famiglia industriale. Posso dire che sono cresciuto in fabbrica e che la fabbrica ha cresciuto me».
È entrato nel gruppo familiare, il Giordano Riello International Group, tre anni fa, ma prima ha voluto creare la propria azienda, N Plus, senza utilizzare i capitali di famiglia.
Come funziona il sistema di monitoraggio, spiegato a chi non ne sa nulla?
«I nostri sensori sono grandi come uno smartphone. Li installiamo direttamente sull’infrastruttura e misurano due parametri principali: le accelerazioni — per capire se un ponte vibra in modo anomalo — e le variazioni di inclinazione, per rilevare eventuali movimenti inattesi della struttura.
Il sistema è interamente cablato. Un computer industriale installato in loco elabora i dati attraverso i nostri algoritmi proprietari. Se rileva qualcosa di anomalo, invia immediatamente un allarme al gestore dell’infrastruttura.
Il punto chiave è la predittività: più dati accumuliamo, più il sistema è in grado di anticipare i problemi. Si passa così dalla manutenzione reattiva a quella predittiva. Questo approccio salva vite umane e consente di risparmiare denaro pubblico.»

Santa Sofia a Kiev (qui sopra nella foto dopo il bombardamento de ilgiornaleditalia.it) è uno dei vostri cantieri più delicati. Come si lavora in una zona di guerra?
«Dal punto di vista tecnologico, il sistema installato sulla chiesa è identico a quello che utilizziamo sui ponti italiani. Ciò che cambia radicalmente sono le condizioni operative. In un contesto di conflitto l’installazione deve essere rapidissima, perché il rischio reale è quello di perdere vite umane. Non ci si può permettere i tempi di un cantiere ordinario.
Qualche giorno fa è stato bombardato un sito UNESCO, la Cattedrale della Dormizione di Kiev, a circa tre chilometri dai nostri sensori. Questa vicinanza fa capire quanto sia importante monitorare queste opere: rischiamo di perdere per sempre pezzi della memoria collettiva dell’umanità.»
Monitorate anche il Duomo di Milano…
«Sì, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Essendo un’opera che vanta più di 600 anni di storia, non è possibile conoscere con certezza assoluta lo stato del sottosuolo, quindi il rischio di cedimenti deve essere tenuto sotto controllo continuo. È un esempio del nostro modo di lavorare: collaboriamo a stretto contatto con gli istituti di ricerca e le università, non solo in Italia. Abbiamo partnership attive con università in Cile, Thailandia, Cambogia, Malesia e Canada.»
La vostra filiera è interamente Made in Italy?
«Sì, si tratta di una scelta precisa e strategica. Tutta la filiera produttiva rimane in Italia: la scheda elettronica viene realizzata a Rovereto, il quadro elettrico è prodotto da Quadrica — un’altra società del gruppo Riello con sede in provincia di Padova —, mentre il cavo in fibra ottica è progettato e realizzato internamente.
Abbiamo scelto di non delocalizzare la produzione perché per noi il Made in Italy non è solo un valore identitario, ma un vero e proprio elemento competitivo: significa qualità, rapidità di risposta e controllo diretto sull’intero processo produttivo.
L’intero sistema è frutto della nostra progettazione ed è tutelato da una decina di brevetti registrati. Dall’elettronica al software, fino all’integrazione dei componenti, tutto nasce e viene sviluppato entro i confini nazionali.»
Qual è il futuro del mercato e quali tendenze accelereranno la domanda?
«Il mercato mondiale del monitoraggio strutturale è ancora largamente inesplorato e presenta grandi prospettive di crescita. Molte infrastrutture realizzate nel secondo dopoguerra stanno raggiungendo una fase critica della loro vita utile: la manutenzione dovrà sempre più passare da un approccio reattivo a uno predittivo.
Vediamo opportunità importanti soprattutto nel Sud-est asiatico e in Corea del Sud, aree in cui la crescita infrastrutturale è molto rapida e c’è una maggiore apertura verso le tecnologie preventive.
Sul piano normativo, la tragedia del ponte Morandi ha dimostrato come in Italia un singolo evento possa accelerare l’adozione del monitoraggio obbligatorio. È ragionevole aspettarsi dinamiche simili anche altrove.
A questo si aggiunge la crescente attenzione alla resilienza climatica. Per questo motivo abbiamo sviluppato sensori adattabili a diverse condizioni ambientali e integrabili con tecnologie specifiche richieste dai clienti, in base alle caratteristiche di ogni singola infrastruttura e del territorio.»



