Nasce la nuova piattaforma veneta: cosa cambia per ZAI e Isola della Scala

Giorgia Meloni ha confermato la candidatura del porto veneto come hub per le terre rare

Ora tocca a Bruxelles. L’Italia ha posto ufficialmente – al Senato, nelle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni sul prossimo vertice europeo – la candidatura di Marghera come hub europeo per le terre rare mettendo a disposizione la struttura logistica regionale che oltre al porto veneziano vede anche il Quadrante Europa di Verona e l’Interporto di Padova. La notizia è stata accolta con entusiasmo, come legittimo aspettarsi, dalla politica e dall’economia venete: il presidente della Regione, Alberto Stefani, evidenzia come “La possibilità che questa iniziativa diventi un progetto pilota europeo rappresenta un’opportunità di grande valore per il nostro territorio e per l’intero sistema produttivo nazionale. Litio, cobalto, grafite e terre rare sono indispensabili per la transizione energetica, la digitalizzazione, l’elettronica avanzata e l’industria della difesa. Non possiamo permettere che la competitività delle nostre imprese e la sicurezza delle nostre filiere dipendano quasi interamente dalle importazioni, spesso concentrate in pochi Paesi. Diversificare gli approvvigionamenti e sviluppare capacità europee di gestione, trasformazione, riciclo e produzione di queste risorse è una necessità industriale, economica e strategica”.
E aggiunge: “Vogliamo contribuire a costruire una filiera più sicura e resiliente, capace di collegare approvvigionamento, stoccaggio strategico, attività industriali, ricerca e innovazione. L’obiettivo è trasformare una candidatura in una concreta opportunità di sviluppo, investimenti qualificati e occupazione. Porto Marghera dispone di una storia industriale, di infrastrutture logistiche e di competenze che possono rappresentare un punto di forza nella strategia europea sulle materie prime critiche. Il Veneto può offrire un contributo concreto per la sicurezza industriale europea ed alla costruzione di nuove filiere strategiche, mettendo in rete il sistema produttivo, i centri di ricerca, le infrastrutture portuali e gli attori istituzionali. Questa prospettiva si colloca nel quadro del Critical Raw Materials Act europeo, che punta a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, aumentare la capacità di estrazione, trasformazione e riciclo in Europa e ridurre le dipendenze da singoli Paesi terzi”.

Porti d’Italia Spa, le ricadute su Verona

Per il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Matteo Gasparato, questo è il primo step per arrivare ad una zona logistica speciale – dove siano in vigore snellimento delle procedure e nuove politiche per attrarre le imprese internazionali che oggi sono scoraggiate dai tempi lunghi della burocrazia – che coinvolga il porto, ma anche il bacino alle sue spalle come Padova e soprattutto Verona dove stanno arrivando oltre 100 milioni di finanziamento per realizzare la quarta asta che permetterà l’assemblaggio dei supertreni per la nuova galleria del Brennero e dove a pochi chilometri, a Isola della Scala, c’è un’area già acquisita dall’Autostrada del Brennero che potrebbe diventare un secondo terminale dedicato specificamente alla lavorazione delle terre rare.

Su tutto questo c’è una grande incognita o una grande opportunità: il Parlamento sta licenziando la nuova grande holding di Stato “Porti d’Italia Spa” – capitale sociale di 500 milioni – fatta ricalcando la “Puertos del Estado” spagnola e la Port Authority di Rotterdam: una unica cabina di regia per le attuali sedici autorità portuali “regionali” che coordinerà i grandi investimenti infrastrutturali necessari per sviluppare la nuova “economia del mare” e il rilancio strategico italiano nelle rotte logistiche globali. Una Spa nazionale che fisserà le grandi strategie, farà i progetti e li metterà a terra accelererà sui dragaggi e le manutenzioni straordinarie, lasciando ai porti la gestione delle attività ordinarie.
Dai porti prenderà anche personale specializzato e il nuovo equilibrio economico della Spa sarà garantito anche grazie all’utilizzo degli avanzi di amministrazione non vincolati del sistema, consentendo alle Autorità di concentrarsi sull’efficienza operativa e sullo sviluppo locale. Non una cosa da poco: si parla anche di valori pari al 25% delle tasse di ancoraggio così da finanziare una nuova strategia logistica nazionale.
Per le “repubbliche marinare” attuali la paura è quella di perdere l’indipendenza in cambio però di un accesso diretto alle politiche nazionali che decidono le alleanze e quindi le nuove rotte commerciali.

Un emendamento per la proroga dell’attuale CDA alla ZAI

Il passaggio parlamentare è propedeutico anche per una proroga del mandato dell’attuale Cda del Quadrante Europa – oggi retto in prorogatio da Matteo Gasparato – per altri dodici mesi così da completare l’iter del finanziamento della quarta asta e gestire i primi passi della nuova realtà della logistica. Ci sono però 120 emendamenti in ballo: una massa complicata da gestire in questa fase parlamentare. Potrebbe venir tagliata in mezzo al mare magnum delle scartoffie depositate in aula da parlamentari e lobbisti.
La partita insomma non è semplice, ma è di grande valenza strategica. Perché se oggi è attesa qualche tonnellata “di prova” di terre rare, tanto per testare il sistema, la nuova dottrina di autosufficienza strategica europea potrebbe far arrivare nel Veneto volumi ben più importanti con la necessità anche di nuove lavorazioni. E quindi creare nuovo valore aggiunto e occupazione. Quello che non ha funzionato con la fabbrica dei microchip potrebbe diventare presto una realtà.