Roberto Murolo si rivolterà nella tomba al Vomero: la canzone napoletana classica viene candidata quale patrimonio mondiale Unesco. Un riconoscimento dovuto, corretto: “Reginella“, “Malafemmena“, “Digitencello Vuje” – per citare le prime che vengono a mente – sono dei capolavori che rappresentano una cultura secolare. Nessun dubbio al riguardo, e come tali meritano la massima considerazione. Ma invece di candidarla a Napoli, la canzone napoletana è presentata questa sera all’Arena di Verona davanti a cento delegati Unesco insieme ad un’altra candidata, la cucina italiana.
Un misciotto, per dirla con Filippo Rigo, consigliere regionale della Lega, che spiega: «L’Arena rappresenta è uno dei simboli culturali più importanti della città di Verona e dell’intero Veneto. La sua identità è indissolubilmente legata alla grande tradizione lirica, il cui mito nacque nel 1913 con le celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi. Nel corso dei decenni l’anfiteatro ha saputo aprirsi anche a spettacoli contemporanei ed artisti internazionali, mantenendo però un profilo coerente con la propria vocazione di palcoscenico di respiro internazionale.
Proprio per questo appare difficilissimo, praticamente impossibile, comprendere la decisione di lanciare la candidatura della canzone napoletana come bene immateriale dell’umanità proprio dall’Arena di Verona.
Ogni cultura merita valorizzazione nel proprio contesto. La canzone napoletana ha i suoi luoghi simbolici, il suo pubblico e le sue manifestazioni dedicate. Ci si chiede allora quale sia il valore aggiunto di una proposta che sembra scollegata dalla vocazione storica e culturale dell’Arena.
E del resto, quale reazione susciterebbe l’organizzazione di un festival della cultura cimbra in Piazza del Plebiscito a Napoli?
Per questo non può essere condivisibile un evento senza alcuna coerenza con la tradizione culturale e il rispetto dell’identità dei luoghi.
Ci auguriamo che per il futuro chi di competenza abbia maggiore sensibilità e buon gusto nel fare certe scelte».
Una domanda che anche il Mattino di Napoli, storico quotidiano della città partenopea, si è posta…



