100mila firme in quarant’otto ore. Sta funzionando l’appello di Remigration Summit 2026, l’assise della destra sovranista europea che si è svolto due giorni fa a a Figueira da Foz, vicino a Porto, in Portogallo, dove hanno partecipato circa cinquecento attivisti e politici europei, britannici inclusi, statunitensi come l’ex capo dell’US Border Patrol, Greg Bovino, e canadesi. La raccolta di firme – Save Europe Act – ha raggiunto il primo step – le 100mila firme – con l’obiettivo dichiarato di arrivare ad un milione che verranno consegnate alla Commissione europea come proposta “Iniziativa dei Cittadini Europei” per una nuova politica immigratoria in Europa.
Non si tratta di un referendum (non è vincolante in senso assoluto), ma di uno strumento di agenda-setting: un modo per i cittadini di inserire un tema specifico nell’agenda politica di Bruxelles e costringere le istituzioni a discuterne. E’ un atto codificato dal Trattato di Lisbona del 2009 e non può venir proposta da un singolo individuo, ma da un “comitato di organizzatori”. Questo comitato deve soddisfare due requisiti: 3ssere composto da almeno 7 cittadini dell’UE; i membri devono risiedere in almeno 7 Stati membri diversi che debbono avere l’età legale per votare alle elezioni del Parlamento europeo nel loro paese di residenza. Il comitato promotore è il soggetto responsabile dell’iniziativa, della raccolta delle firme e dei contatti con le istituzioni europee.
A lanciare la proposta di legge due attivisti conservatori: l’olandese Eva Vlaardingerbroek (nella foto in apertura alla recente assemblea dei Conservatori a Budapest) e l’austriaco Martin Sellner. In Italia hanno aderito due influencer e commentatori molto noti e molto giovani, Andrea Ballarati (che ha organizzato il primo remigration summit a Milano l’anno scorso), Maurizio Caccialupi, e il generale Roberto Vannacci. Fra i 100mila firmatari, 13mila sono Italiani mentre la nazione più rappresentata è l’Olanda. Anche Germania e Regno Unito superano le 10mila sottoscrizioni. Il primo step servirà per avviare l’interlocuzione con Bruxelles.

L’appello chiede un’iniziativa legislativa che dichiari una moratoria formale sui nuovi canali di immigrazione non occidentali/non europei, inclusa la sospensione del processo di asilo per migranti economici e richiedenti provenienti da paesi d’origine sicuri, la sospensione dei nuovi visti di studio e ricongiungimento familiare per i non europei, e la rigida limitazione dei canali migratori legali fino a quando non saranno ristabilite la coesione sociale e la continuità culturale negli Stati membri. Chiede inoltre una riforma dei sistemi migratori e una nuova attenzione alla protezione delle frontiere esterne, alle barriere fisiche e tecnologiche alle frontiere, al rapido controllo e ai meccanismi di ritorno immediato. Con questo, anche il ritorno sistematico e accelerato nei Paesi d’origine dei migranti illegali, dei richiedenti asilo rifiutati e delle persone che hanno commesso reati penali o rappresentano una minaccia per l’ordine pubblico, con pieno riconoscimento reciproco delle decisioni di ritorno in tutta l’Unione e una cooperazione rafforzata con i paesi terzi per il riammissione. Infine, la rimozione del welfare che funge da fattore d’ attrazione per la migrazione.



