Su Stellantis le perplessità dei mercati. Attese sui dati USA

L’ultimo giorno di aprile si apre all’insegna di un cauto attendismo. I mercati europei si muovono senza una direzione precisa, con gli investitori che tengono il fiato sospeso per la valanga di dati macroeconomici in uscita oggi. La mattinata nel Vecchio Continente è caratterizzata da molta prudenza e andamenti contrastati: DAX 40: Apre in lieve calo dello 0,24% a 23.896 punti. Il listino tedesco cerca conferme dai dati domestici sulla disoccupazione e sulle vendite al dettaglio prima di prendere una direzione netta. CAC 40: Segna un -1,15% e scivola sotto gli 8.000 punti a quota 7.976. La piazza francese tenta un moderato rimbalzo, sostenuta da alcune buone trimestrali e dalla tenuta del settore industriale. FTSE 100: In progresso dello 0,46% a 10.260 punti. Il listino britannico sovraperforma leggermente, supportato dalla tenuta dei titoli legati alle materie prime e dai colossi energetici. FTSE MIB: Parte in rosso, cedendo lo 0,70% a 47.460 punti. Piazza Affari è pesantemente zavorrata in apertura dal crollo di Stellantis post-trimestrale, che da sola trascina al ribasso l’intero listino principale.

Nella seduta di ieri Wall Street ha rifiatato, con l’S&P 500 che ha chiuso in calo a 7.138,80 punti. Questa mattina i contratti futures si mantengono incerti e poco mossi: l’attenzione degli operatori statunitensi è tutta rivolta al dato pomeridiano sull’Indice PCE, decisivo per le prossime mosse sui tassi di interesse.

Materie Prime: Il Polso della Situazione

Il petrolio torna a rincarare la dose, con il Brent europeo che viaggia saldamente sopra i 113 dollari, mantenendo alta la pressione inflazionistica.

Materia PrimaValore AttualeVariazione 24hVariazione Ultimo Anno (YTD)
Petrolio Brent$ 111,66 /bbl+ 1,13%+ 83,89%
Petrolio WTI$ 107,72 / bbl+ 0,73%+ 87,79%
Oro$ 4.517 /oz+ 1,55%+ 6,89%
Gas Naturale (TTF)€ 47,14 /MWh+ 0,57%+ 67,32%
Argento$ 73,39 /oz+ 2,97%+ 3,03%

 Calendario Macroeconomico

Oggi è una giornata campale per i dati macro: si misurano la crescita (PIL) e l’inflazione sia in Europa che negli Stati Uniti.

Orario (CET)Evento MacroeconomicoAreaDettaglio e Previsioni
09:00PIL (1° Trimestre)🇪🇸 SPAAtteso al +0,5%, ha sorpreso in positivo al +0,6%.
09:55Tasso di Disoccupazione (Aprile)🇩🇪 GERDato stimato stabile al 6,3%.
10:00PIL Preliminare (1° Trimestre)🇮🇹 ITAAttesa una debole crescita del +0,1% su base trimestrale.
11:00Inflazione – Indice Prezzi al Consumo (Apr)🇪🇺 UEMolto atteso il dato preliminare europeo; si monitora con attenzione l’inflazione “core” (attesa al 2,6%).
14:30Indice PCE Core (Marzo)🇺🇸 USAÈ l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed. Previsto in aumento al 2,8% annuo.

In Sintesi:

  • La salute dell’Italia e dell’Europa: I dati sul PIL italiano ed europeo della mattinata ci diranno se il Vecchio Continente è riuscito a evitare la recessione nel primo trimestre dell’anno.
  • Il test americano: Alle 14:30 il dato PCE statunitense detterà il passo a Wall Street. Un’inflazione americana ancora ostinata potrebbe allontanare ulteriormente i sogni di un taglio dei tassi d’interesse.

Focus Italia: tempesta su Stellantis

Mentre il listino principale soffre i colpi di singole trimestrali deludenti, il mercato italiano mostra una forte rotazione dei capitali: gli investitori oggi premiano le imprese a media capitalizzazione e puniscono selettivamente i grandi nomi.

A Piazza Affari emerge una seduta prevalentemente negativa, con il settore Finance sotto pressione: i titoli principali come UCG (–1,98%), ISP (–1,19%) e Generali (–1,08%) trascinano al ribasso l’indice. Molto penalizzato anche il comparto Consumer Durables, con Ferrari (RACE –1,27%) e in particolare STLAM che crolla del –6,97%. In controtendenza si segnalano alcune eccezioni positive: ENI guadagna +1,54% nel settore Energy Minerals, ENEL sale moderatamente (+0,21%) nel comparto Utilities insieme a Snam (SRG +0,51%), e Leonardo (LDO +0,23%) tiene nel settore Electronic Technology. Il quadro complessivo suggerisce una prevalente avversione al rischio, probabilmente influenzata da fattori macro o notizie specifiche sul settore bancario e automobilistico, con gli investitori che ruotano selettivamente verso utility ed energia come asset difensivi.

Stellantis: caos dopo le trimestrali

I conti del primo trimestre 2026 mostrano segnali di ripresa, ma gli investitori restano scettici sulla tenuta dei margini europei. Stellantis archivia il primo trimestre 2026 con risultati migliori delle attese, ma il mercato non perdona le debolezze strutturali ancora irrisolte. I ricavi si sono attestati a 38,1 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025, con le consegne globali salite del 12% a 1,36 milioni di veicoli. Il gruppo è tornato in utile con un profitto netto di 377 milioni di euro, invertendo la perdita di 387 milioni registrata un anno fa.

Sul fronte operativo, il risultato migliora sensibilmente triplicando rispetto al 2025, con un margine salito al 2,5%. Resta però irrisolto il nodo del cash flow, ancora negativo per 1,9 miliardi, seppur in miglioramento rispetto ai -3 miliardi dell’anno precedente. Il vero spartiacque geografico racconta storie opposte: il Nord America guida la ripresa, con Ram e Jeep che riportano l’area in territorio positivo dopo le pesanti perdite del 2025. La Grande Europa, al contrario, pur crescendo nelle consegne, collassa sul fronte della redditività con un margine operativo quasi azzerato allo 0,1%. Nonostante la guidance 2026 sia stata confermata, la crescita dei ricavi a metà cifra singola e ritorno al cash flow positivo atteso per il 2027, il titolo ha aperto in calo di circa il 7%, arrivando a perdere fino al 10% durante la seduta. Gli investitori scontano la distanza ancora ampia tra il Nord America in recupero e un’Europa che stenta a trovare la via della marginalità, segnalando che la normalizzazione dei conti del gruppo è ancora un obiettivo in costruzione.

UAE lascia l’OPEC

L’1 maggio gli Emirati Arabi Uniti lasciano l’OPEC dopo oltre mezzo secolo di adesione. Questo segna un passaggio rilevante per l’equilibrio del mercato energetico globale. Gli Emirati, tra i principali produttori del Golfo, hanno deciso di separarsi dal cartello, fondato nel 1960 da Paesi produttori per coordinare la produzione e influenzare i prezzi del petrolio a livello internazionale, per riacquisire piena autonomia sulle proprie strategie estrattive e commerciali.

Il Paese non intende più mantenere la produzione limitata. Con una capacità produttiva potenziale di 5 milioni di barili al giorno e una quota OPEC bloccata a 3,2 milioni, il vincolo attuale risulta ormai insostenibile. L’intenzione è quella di massimizzare i ricavi, approfittando di un momento di mercato caratterizzato da una ridotta offerta. L’uscita di Abu Dhabi dall’OPEC introduce un elemento di rottura nel mercato petrolifero globale: venendo meno i vincoli sulle quote produttive, potrà aumentare l’offerta in autonomia, indebolendo la capacità del cartello di controllare i prezzi. Questo può tradursi nel breve periodo in maggiore volatilità, soprattutto in un contesto già instabile, ma nel medio-lungo termine potrebbe esercitare una pressione al ribasso sui prezzi del greggio, favorendo i Paesi importatori e riducendo il potere coordinato dei grandi produttori.