Technital, parla D’Agostino

L’ultima squadra è stata “portata fuori” pochi giorni fa: ingegneri e tecnici della veronese Technital erano infatti al lavoro nei cantieri che la storica società di progettazione sta seguendo nel Golfo Persico in questi mesi. Un’area “calda” dove però da venticinque anni Technital cura lo sviluppo di infrastrutture importanti e strategiche: come il nuovo porto iracheno di Al Faw sullo Shatt-el-Arab, il fiume che nasce dalla confluenza del Tigri con l’Eufrate e dove si è costruita la diga foranea più grande al mondo (ben 15 chilometri) per proteggere il nascente porto, cuore della proiezione commerciale internazionale del governo di Bagdad.
Ma attenzione anche al personale di stanza in Qatar dove Technital sta operando nella realizzazione di due porti di straordinaria importanza a Doha e Al Ruwais più a nord. Niente però di eccezionale, o sconosciuto per Technital che dal 1965 progetta grandi opere in giro per il mondo Tutti ricordano Abu Simbel con le grandi statue egizie smontate e rimontate per salvarle dalle acque della grande diga sul Nilo, ma il portfolio della società veronese è impressionante.
«Noi portiamo un know how che è unico e irripetibile – spiega Zeno D’Agostino, dal 2024 al vertice della società dopo una lunga e prestigiosa carriera nella logistica – che è l’essere italiani. Ovvero operare con risorse magari più limitate rispetto alle grandi società di ingegneria internazionali, ma offrendo un servizio più taylor made, più vicino ai desideri del committente che può interfacciarsi direttamente col nostro vertice (D’Agostino è appena rientrato da Bassora) senza fare anticamera nei grandi studi o confrontarsi soltanto con quadri intermedi. Una flessibilità che è vincente e che, legata al soft power del nostro Paese, consente di operare in aree anche di crisi».
Non che Technital sia “poca cosa” : 350 ingegneri in staff non è da tutti in una realtà come quella italiana fatta di aziende molto più “corte” a livello di personale. «Soprattutto io credo che siamo una bellissima opportunità di lavoro per un giovane laureato che ha voglia non soltanto di stare sul campo, ma anche di viaggiare per il mondo, affrontando contesti e sfide nuove. E talvolta non è nemmeno obbligato spostarsi di tanto per trovare cose innovativa da fare: ad esempio utilizzando l’intelligenza artificiale per valutare l’impatto del traffico in una città».
Certo, il problema delle figure STEM da trovare in Italia, anche nel nord, non è di facile soluzione: «E’ una difficoltà reale – conferma D’Agostino – cui cerchiamo di ovviare aprendoci sempre di più alle università del territorio (Padova, Politecnico di Milano, Trento e Bologna soprattutto) e sviluppando una politica di acquisizione di studi d’ingegneria già attivi in Italia. Ne stiamo valutando una decina. Poi all’estero, ovviamente, ci appoggiamo anche alle professionalità che escono dalle locali università».
Ingegneria, ma anche geologia e idrologia: «Questo è un settore per noi in rapida espansione e dove possiamo vantare un vantaggio sulla concorrenza internazionale: alluvioni, gestione dei fiumi, frane…purtroppo per la conformazione del nostro Paese sono tematiche di trattazione quotidiana. All’estero, anche in Europa, si trovano in difficoltà nel comprendere la complessità delle problematiche di questo tipo sempre più frequenti anche in paesi tradizionalmente più sicuri, ma oggi interessanti dai cambiamenti climatici».

Technital su questo sta utilizzando un approccio olistico che parte dalla gestione delle acque sotterranee sino alla tenuta dei territori: due cantieri in Molise (a Petacciato e Civitacampomarano) stanno mettendo in sicurezza aree a rischio frane, eventi importanti che possono portare all’abbandono di intere comunità come si rischia a Niscemi: «Effettivamente siamo stati contattati per offrire il nostro aiuto a Niscemi. Si tratta proprio di avere una visione complessiva che tenga conto dei moltissimi fattori che interagiscono fra loro in una frana. Poi, ovviamente, ci sono gi organi di governo locali, i Commissari indicati dal governo, le procedure di gara.. non è detto che saremo all’opera a Niscemi, ma è certo che siamo fra le realtà che possono impegnarsi in tal senso senza timore».
Del resto, dal Mose ai grandi fiumi (è di Technital il progetto per fermare la risalita delle acque salate alla foce dell’Adige) sono moltissimi gli interventi in Italia e all’estero (Afghanistan compreso) per la sistemazione di reti idriche, il recupero di dighe, la gestione delle piene in fiumi che attraverso città urbanisticamente fragili.
In un “mercato delle infrastrutture” che vede però ridursi l’offerta italiana, l’internazionalizzazione resta la scelta del momento: «Siamo sempre stati la realtà più “internazionale”, o una delle più internazionali, di Verona operando in tutto il mondo – rimarca D’Agostino – , ma è vero che in Italia il mercato dopo l’esaurimento del PNRR va riducendosi: calano le gare e gli operatori stanno concentrandosi per avere maggiori chance. Noi stiamo spingendo per acquisire nuove commesse in mercati in espansione: Brasile e Stati Uniti, ad esempio. Abbiamo aperto nuovi uffici al Cairo (è veronese la progettazione della TAV fra Alessandria e la capitale egiziana, ad esempio), a Riad e ad Abu Dhabi dove resta alto l’interesse per investimenti infrastrutturali che garantiscano un’economia parallela se non alternativa al petrolio. Eppoi, c’è il Piano Mattei che sta cambiando l’approccio italiano all’Africa».
E una volta cessati i conflitti ci saranno da ricostruire, con criteri di modernità, le infrastrutture di tantissimi paesi, dall’Ucraina al Golfo Persico. Resta una domanda: sul tavolo di Zeno D’Agostino – veronese doc, figlio di uno dei padri del nostro carnevale moderno – c’è una carta di Verona. Il nuovo aeroporto Catullo è una realizzazione Technital. C’è in ballo il quarto terminal del Quadrante Europa. Cosa farà Technital per Verona?
«Noi siamo a disposizione col nostro know how, coi nostri tecnici. Ma qui il problema è un altro, ed è comune a molte altri parti d’Italia, soprattutto quelle più ricche, abituate a far da sole: manca una “lista della spesa” pronta da consegnare agli organi decisori. Faccio l’esempio del Covid e i fondi messi a disposizione da Bruxelles e Roma: chi aveva i progetti in mano, chi aveva quindi le idee chiare, ha potuto farsi avanti velocemente ed ottenere risultati tangibili, fondi da spendere. Chi doveva ancora decidere cosa fare è rimasto al palo. Abbiamo bisogno di questo: di progetti pronti, di idee da far finanziare, sulle quali coinvolgere pubblico e privati».