Torna la Sinfonica 2026 al Teatro Filarmonico: venerdì 10 aprile alle 20 e domenica 12 aprile alle 17 l’Orchestra di Fondazione Arena sarà diretta da Oleg Caetani, fra i maestri più richiesti di oggi, nella Sinfonia fantastica di Berlioz, un viaggio appassionante dal sogno all’incubo, che ha rivoluzionato la musica romantica. Ad aprire il programma, il Concerto per violino di Mendelssohn, capolavoro assoluto del genere, con il solista Inmo Yang, trentenne vincitore dei premi Paganini e Sibelius. Due grandi artisti di oggi, entrambi al debutto con Fondazione Arena. Doppio appuntamento imperdibile, con preludio aperto alle scuole venerdì un’ora prima del concerto.
Malinconia e gioia, sogno e delirio, estasi e passione: emozioni forti e opposte convivono nel secondo appuntamento sinfonico 2026 di Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico. Il tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy da un lato e il francese Hector Berlioz dall’altro. Quasi coetanei, entrambi finissimi orchestratori, animarono la scena musicale europea tra gli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, rivoluzionandola in modi opposti ma ugualmente significativi per la forma e il recupero degli autori passati.
Mendelssohn, di Amburgo ma trasferitosi a Lipsia dove fu acclamato interprete di riscoperte bachiane e händeliane, ex-enfant prodige, visse solo 38 anni ma scrisse centinaia di brani orchestrali, sacri, teatrali e da camera di eccellente fattura. Alcuni, veri e propri capolavori indiscussi, come le sinfonie, gli oratori e le ouverture, le musiche di scena per Sogno di una notte di mezza estate e naturalmente il Concerto per violino in mi minore op. 64. Scritto nel 1844, è tra le sue ultime e più fortunate opere: una sempre felice vena melodica sta in perfetto equilibrio tra lirismo romantico e virtuosismo. Un banco di prova necessario per ogni violinista, come il giovane Inmo Yang, formatosi tra Corea, Stati Uniti e Germania e vincitore di alcuni dei più importanti concorsi internazionali, come il Paganini di Genova (2015) e il Sibelius di Helsinki (2022). Debutterà con l’Orchestra di Fondazione Arena tanto quanto il celebre direttore Oleg Cateani, fra i più richiesti ed eclettici maestri del nostro tempo, già sul podio della prima integrale sinfonica di Šostakovič in Italia. All’interno di un percorso pluriennale di rilettura di Mendelssohn da parte dei complessi artistici areniani, il Concerto per violino torna dopo dieci anni sulla scia di illustri predecessori quali Accardo, Krylov, Ricci, Ughi e Zanon.
La varietà di atmosfere e colori orchestrali trova il suo culmine nella seconda parte del concerto, con la Symphonie fantastique che Berlioz scrisse nel 1830 con un programma autobiografico di fantasia che narrasse eventi ed emozioni, attraverso una “idee fixe” che ritorna in ogni movimento: una raffigurazione in musica della donna amata, un’ossessione dal primo fatale incontro, a uno scatenato ballo con valzer, a una bucolica scena campestre, fino a una notte allucinata in un sabba di streghe.
L’ispirazione (iper)romantica fu l’amore tormentato di Berlioz per l’attrice Harriet Smithson, che poi divenne sua moglie, diversamente dall’incubo finale della sinfonia, dettato dall’oppio come per molti autori maudit dell’Ottocento francese.
La Stagione Sinfonica 2026 propone altri sei appuntamenti in doppia data tra aprile, maggio e novembre, con richiesti direttori e solisti di fama internazionale, alle prese con grandi classici del repertorio dall’Ottocento ad oggi, diverse prime esecuzioni per Verona e prime assolute commissionate da Fondazione Arena.



