Unimpresa, lavoro ai massimi in Italia dal 2022

Il “termometro del lavoro” italiano sale a 57,20 punti e raggiunge il livello più alto dal 2022, confermando il progressivo rafforzamento del mercato occupazionale. La forbice tra il tasso di occupazione e quello di disoccupazione, utilizzata dal Centro studi di Unimpresa come indicatore sintetico dello stato di salute del mercato del lavoro, è passata dai 52,35 punti di settembre 2022 ai 57,20 di giugno 2026, con un miglioramento di 4,85 punti, pari a oltre il 9%. Il progresso è stato pressoché continuo: il termometro era a 54,99 punti nel dicembre 2023, è salito a 56,00 nel dicembre 2024 e a 56,86 nel novembre 2025, per raggiungere quota 57,20 a giugno 2026.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale, rispetto a settembre 2022, l’Italia conta oggi 1,169 milioni di occupati in più, mentre le persone in cerca di occupazione sono diminuite di circa 544mila unità. Gli occupati sono passati da 23,141 milioni a 24,310 milioni, con un incremento del 5,1%, mentre i disoccupati sono scesi da 2,002 milioni a 1,458 milioni, con una contrazione di oltre il 27%. Il miglioramento emerge con particolare evidenza dai due principali indicatori percentuali.

Il tasso di occupazione è passato dal 60,34% di settembre 2022 al 62,90% di giugno 2026, guadagnando 2,56 punti percentuali. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è diminuito dal 7,99% al 5,70%, con una flessione di 2,29 punti percentuali. È proprio il movimento simultaneo e di segno opposto dei due indicatori a determinare l’ampliamento della forbice misurata dal termometro di Unimpresa. Anche l’occupazione dipendente registra un’espansione significativa. I lavoratori dipendenti erano 18,171 milioni nel settembre 2022 e sono diventati 19,032 milioni a giugno 2026861mila in più, pari a una crescita del 4,7%. La quota dei dipendenti sul totale degli occupati resta sostanzialmente stabile, passando dal 78,52% al 78,29%, dopo aver raggiunto il 78,90% nel 2024. Segnali favorevoli arrivano, nell’ultima parte del periodo osservato, anche dall’area dell’inattività. Gli inattivi, pari a 12,450 milioni nel settembre 2022, sono 12,312 milioni a giugno 2026, cioè 138mila in meno.

Il tasso di inattività passa dal 33,41% al 33,20%. Il dato assume particolare rilievo perché tra novembre 2025 e giugno 2026 gli inattivi diminuiscono di 128mila unità, invertendo il lieve aumento registrato nel corso del 2025. Il confronto con novembre 2025 conferma, inoltre, che il mercato del lavoro ha continuato a migliorare nei primi mesi del 2026: gli occupati sono aumentati di altre 122mila unità, da 24,188 a 24,310 milioni; le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 11mila, da 1,469 a 1,458 milioni; i dipendenti sono cresciuti di 59mila unità, da 18,973 a 19,032 milioni. Il tasso di occupazione è salito dal 62,60% al 62,90%, mentre quello di disoccupazione è sceso dal 5,74% al 5,70%. Il termometro del lavoro ha così guadagnato altri 0,34 puntiin sette mesi.

«Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare una solidità che va riconosciuta e che rappresenta uno degli elementi più positivi del quadro economico del Paese. Avere quasi 1,2 milioni di occupati in più rispetto al 2022, insieme a una riduzione di oltre mezzo milione delle persone in cerca di lavoro, significa che nel giro di meno di quattro anni si è prodotto un cambiamento importante. Il nostro termometro del lavoro, salito da 52,35 a 57,20 punti, fotografa in maniera immediata questa evoluzione: cresce la quota di popolazione occupata e, contemporaneamente, diminuisce quella che cerca un impiego. La sfida, tuttavia, cambia natura. Non basta più guardare soltanto a quanti posti di lavoro vengono creati: dobbiamo concentrarci sulla qualità del lavoro, sulla produttività e sulla capacità delle retribuzioni di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie. Un mercato del lavoro più forte deve diventare uno dei motori della crescita economica e non può essere separato dalle condizioni nelle quali operano le imprese. Per questo occorre accompagnare la buona dinamica occupazionale con politiche capaci di sostenere investimenti, innovazione, formazione e soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono la parte essenziale del nostro tessuto produttivo» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.