Accise, il taglio che non taglia

Il Governo ha scelto di usare nuovamente l’arma del taglio delle accise sui carburanti per rallentare l’inflazione scaricandone sul debito pubblico il costo. Non è la prima volta che un governo italiano usa questa tattica né, purtroppo, l’ultima. Ne parliamo perché, oltre a rappresentare un incremento del debito pubblico che dovrebbe essere invece al centro di politiche vere per la sua diminuzione, mostra in maniera plastica tutti i limiti di una politica che ha scelto di essere il bancomat delle istanze del corpo elettorale senza un minimo di discernimento o strategia.

La Repubblica Italiana infatti rimborsa – in qualche caso a piè di lista, senza nemmeno obblighi di rendicontazione – il sistema dei trasporti in maniera folle: dà dei soldi (e che soldi, dal 2020 ad oggi 1,5 miliardi €) per cambiare il parco autovetture di privati e imprese affinché optino per vetture ibride o elettriche. Lo Stato ha finanziato monopattini, bici e moto elettriche.

Contemporaneamente, copre il 63% dei costi d’esercizio del traporto pubblico locale: chi lo usa, in altre parole, paga un biglietto che copre poco più di un terzo dei costi della corsa. Poi ha pagato miliardi per fare le metropolitane, per ferrovie regionali più green, per autobus più green (tutti soldi che vanno in Cina dato che in Europa nessuno produce questi mezzi, ma questa è un’altra assurdità…).

E non è finita qui: agli oltre 400 milioni del costo a bilancio del taglio delle accise vanno aggiunti altri 300 milioni a favore delle imprese dell’autotrasporto che, nel frattempo, hanno avuto il bonus per le patenti dei propri mezzi, il bonus sul carburante se trasportano persone, il bonus per rinnovare il parco veicoli scegliendo mezzi più green. Alle famiglie, inoltre, si sta promettendo un assegnino da 100, 200 euro per compensare l’aumento del costo del carburante.

Tutto questo, a debito. La benzina di oggi la pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti. E alla fine ci costerà molto di più del risparmio effimero di questi giorni.

Delle due, l’una: o lo Stato finanzia il pubblico oppure finanzia il privato. Diciamo che a logica, la Repubblica dovrebbe garantire a tutti i cittadini di poter usufruire di un sistema di trasporto efficiente e capillare per poter garantire a tutti il diritto alla mobilità ed a raggiungere il proprio posto di lavoro. Fatto questo, se uno sceglie di usare invece il proprio mezzo privato se lo paga. Può usare elettriche e ibride, oppure può bruciare benzina o gasolio. Suo piacere, suo budget.

Ma non ha davvero senso che il Governo finanzi chi sceglie il motore elettrico ed anche chi resta sull’endotermico. Questa non è una strategia, è la schizofrenia di amministratori pubblici che hanno perso il senso della misura e dello Stato e che sono veloci soltanto a spendere soldi non loro pur di accontentare chi si lamenta di più. Oggi noi il debito lo paghiamo con uno spread inferiore agli 80 punti base: come resteremo in piedi se lo spread tornasse ai livelli di pochi anni fa? Quali tagli dovremo accettare allora per evitare conseguenze peggiori? Domande che un politico accorto dovrebbe evitare di rendere possibili.