Il Decreto Flussi che non funziona. In provincia di Verona si stima la presenza di oltre 6 mila persone senza il permesso

In Veneto e a Verona, dove la richiesta di lavoratori è fortissima in agricoltura, turismo ed edilizia, meno del 10% delle richieste si trasforma in un permesso regolare. La burocrazia blocca i procedimenti e lascia migliaia di persone senza titolo, esposte a sfruttamento e lavoro nero. Di questa degenerazione e inefficienza amministrativa fanno le spese soprattutto i comuni a maggiore vocazione agricola, che si ritrovano sul territorio decine, talvolta centinaia di invisibili senza permesso, senza casa e senza contratto di lavoro, impossibili da aiutare e spesso anche soltanto da intercettare, condannati a vivere ai margini della società e a forte rischio di devianza. II Partito Democratico di Verona nel corso di una conferenza stampa presenti Stefano Brunello, responsabile Centro Studi Pd Verona, Membri del Gruppo studio sulle migrazioni, Gianfranco Falduto, responsabile Diritti Pd Verona, Franco Bonfante, segretario provinciale Pd Verona e i Consiglieri comunali Pd, denuncia l’inefficacia del nuovo Decreto Flussi, presentato dal Governo come risposta alla carenza di manodopera e canale privilegiato per una immigrazione legale, controllata e qualificata. Ma i dati dicono il contrario: le quote stabilite sono alte, gli esiti bassissimi. La stragrande maggioranza della domanda di lavoro che resta insoddisfatta favorisce la crescita di sacche di lavoro nero e caporalato gestito da consorterie criminali. Il risultato, secondo il Pd, è paradossale, ma non casuale: un decreto spacciato per regolarizzare finisce per alimentare nuova irregolarità, insicurezza e clandestinità, fornendo ulteriori pretesti alle frange della destra estrema che propongono soluzioni sempre più violente. Oggi in provincia di Verona si stimano oltre 6.000 persone senza permesso: se nulla cambia, tra il 2026 e il 2028 ne resteranno altre 2.000 involontariamente clandestini in attesa di una regolarizzazione che rischia di non arrivare mai. «Come Partito Democratico denunciamo con fermezza il doppio gioco del governo Meloni che nel fingere di soddisfare le richieste del mondo delle imprese finisce consapevolmente per aumentare il numero degli irregolari e ridurre le possibilità di integrazione, per poi scaricare la colpa a ONG e sinistra invocando emergenze di «invasione» e strette sempre più antidemocratiche». Il problema, dicono, non è la manodopera straniera, ma un quadro normativo che ostacola l’incontro fra domanda e offerta. Con il Decreto Cutro il Governo ha persino indebolito i percorsi di accoglienza e integrazione, cancellando corsi di lingua italiana e orientamento legale. II Pd ha poi presentato una serie di proposte che vanno dalla riforma del Decreto Flussi dicendo basta ‘click day’, alla una cabina di regia provinciale con Prefettura, Comuni e parti sociali, ai controlli contro caporalato e filiere opache e responsabilità solidale negli appalti e infine ai piani comunali per casa, lingua e inclusione, con attenzione particolare alle donne.