Nuova residenza universitaria con 42 posti letto in camere doppie e singole
(di Cesare Gritti)
Era nato per educare e formare e dopo oltre un secolo l’istituto Lavinia Mondin torna alla sua vocazione originale. In via Valverde 19 apre la nuova Residenza universitaria: 42 posti letto, in camere singole e doppie, tutte con bagno privato.
Un ritorno alla vocazione originaria di un edificio che, dal 1903, ha cambiato più volte pelle senza mai perdere il suo legame con la formazione.
Acquistato quell’anno dalle Sorelle della Misericordia per la formazione delle future religiose, nel 1958 lo stabile accolse la scuola Lavinia Mondin, fino ad allora ospitata nella Casa Madre.
Dal 1958 al 1968 fu anche pensionato per studentesse provenienti dalla provincia, quindi casa di riposo per anziane autosufficienti fino al 1989.
Negli anni Novanta una nuova ristrutturazione, fino alla recente trasformazione in residenza universitaria.
Un intervento realizzato anche grazie ai fondi Pnrr, con 42 posti letto, sale studio, spazi comuni, cucina e sala da pranzo, cappella, sale per l’attività motoria, lavanderia, wi-fi e portierato diurno. Tredici posti sono riservati, attraverso la convenzione con Esu Verona, a studenti “capaci e meritevoli privi di mezzi».
L’investimento ammonterebbe a oltre 800mila euro.
«Siamo particolarmente felici e riconoscenti nel vedere questo storico edificio tornare a vivere e a risuonare della presenza dei giovani», dichiara Madre Maria Visentin.
«È la continuazione ideale di una missione educativa che non si è mai interrotta».
Per il presidente di Esu Verona, Claudio Valente, la residenza è «un tassello fondamentale» per il diritto allo studio.
I nuovi studentati hanno portato i posti letto gestiti dall’ente da poco più di 400 a 900. «Significa investire concretamente sul futuro dei nostri studenti», sottolinea.
Una crescita che, secondo l’assessore alle Politiche giovanili Jacopo Buffolo, racconta «una Verona che sta diventando finalmente una città universitaria».
Anche attraverso nuovi spazi per i giovani, come quello del Lavinia Mondin.
Per Donato Zipeto, delegato della rettrice dell’Università di Verona, gli studentati rappresentano «un salto di qualità»: «Verona sta passando da quella dimensione di università un po’ provinciale a un’università che si apre all’esterno».
Luoghi dove studenti provenienti da città, regioni e Paesi diversi possono incontrarsi e conoscersi. E il dialogo potrà coinvolgere anche la scuola.
La dirigente Maddalena Comparini parla di «una comunità formativa ed educante insieme», con possibili attività tra universitari, studenti e docenti.
Soddisfatta anche la presidente del Consiglio studentesco Irene Lupi: «Stiamo andando verso una Verona realmente città universitaria». Con una richiesta: che alla crescita dei posti letto corrisponda anche «un moltiplicarsi di attenzione verso spazi e servizi adeguati e accessibili a tutte e a tutti».



