Piazza Affari reagisce con un meno 0,94% alla semestrale di Masi Agricola Spa ( a fronte di una giornata borsistica che chiude con meno 0.17%) chiudendo a 4,22€/azione (a fronte del massimo dell’anno a 5€/azione del giugno scorso) che certifica lo stato di difficoltà dell’intero comparto del vino: un fenomeno globale che punisce soprattutto chi negli anni ha investito in terreni e attrezzature che oggi appesantiscono i bilanci in giro per il mondo. La situazione non è semplice: a vendemmia 2026 già iniziata c’è ancora da vendere un’intera vendemmia dagli anni precedenti e i segnali di crisi, con cantine che cedono le armi, estirpano i vigneti e vengono passate di mano a sconto, si rincorrono in Europa come negli USA.
Per Masi Agricola l’andamento dei ricavi del primo semestre 2026 registra una riduzione di euro 1.947 migliaia, pari al -6,7%: il contesto economico risulta sostanzialmente immutato rispetto al periodo precedente, in termini di generalizzata diminuzione dei consumi di vini nei Paesi serviti, ridotta capacità di spesa dei consumatori finali, accanimento nella lotta verso gli alcolici da parte di frange della comunità scientifica, di alcuni governi e di alcuni media internazionali, compressione degli stock da parte della filiera distributiva. Il calo dei ricavi risulta influenzato in misura determinante dalla mancata effettuazione nel 2026 di vinificazioni in “conto lavoro” per 1.160 migliaia di euro. L’opportunità di tale servizio era di carattere essenzialmente relazionale, con marginalità molto contenuta in quanto scollegata dal brand. Al netto di tale elemento, così come di un effetto-cambi negativo sui ricavi per euro 410 migliaia e di un paio di programmi commerciali “one-shot” effettuati verso due retailer nel primo semestre 2025, i ricavi confrontabili del primo semestre 2026 risultano in sostanziale parità rispetto all’esercizio precedente.

Il margine industriale lordo diminuisce da euro 19.602 migliaia a euro 17.917 migliaia, a causa sia dei minori ricavi, sia di una minore incidenza sui ricavi (-1,4 bps rispetto al controperiodo), ascrivibile tra l’altro al fatto che nel primo semestre 2026 non è avvenuta l’usuale vinificazione dell’Amarone dell’ultima vendemmia, anticipata a dicembre 2025 per ragioni di andamento meteorologico. I costi per servizi si riducono da euro 10.420 migliaia a euro 10.052 migliaia, principalmente per la riduzione di costi di advertising & promotion.
I costi per il personale aumentano da euro 5.624 migliaia a euro 5.918 migliaia, soprattutto per effetto dell’incremento di risorse impiegate in Monteleone 21. Il nuovo centro in Valpolicella dedicato all’enoturismo avviato da pochi mesi pur con buoni risultati nell’avvio sconta i grandi costi dell’investimento, come logico. Gli altri ricavi e proventi aumentano da euro 577 migliaia a euro 1.100 migliaia, prevalentemente per maggiori contributi OCM.

L’EBITDA si attesta a euro 2.882 migliaia contro euro 3.932 migliaia nei primi sei mesi dell’esercizio precedente. L’EBIT passa da euro 1.763 migliaia a euro 233 migliaia, dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni per euro 2.649 migliaia. Proventi e oneri finanziari, utili e perdite su cambi: passano da un onere netto di euro 1.374 migliaia a un onere netto di euro 1.717 migliaia. Si notano maggiori utili su cambi, che compensano gran parte dell’incremento degli oneri finanziari, derivanti anche dallo spread applicato sul nuovo finanziamento in pool perfezionato a settembre 2025. Il risultato netto consolidato si attesta quindi su una perdita di euro 1.157 migliaia, contro un utile di euro 84 migliaia alla fine dei primi sei mesi 2025.

Per Sandro Boscaini, qui sopra, Presidente di Masi Agricola: «Un semestre contabilmente più severo di quanto non sia stato in termini di business effettivo. L’esercizio precedente vedeva la presenza di elementi che, pur se non caratteristici o non ricorrenti, avevano comunque supportato sia i ricavi che la redditività. D’altra parte, la performance va inquadrata in un contesto di mercato complicato come mai in precedenza. Riteniamo che il posizionamento premium del nostro brand, unitamente alle leve strategiche già attivate, come omnicanalità distributiva, articolazione di portfolio, rapporto diretto con il consumatore finale (con l’avvio incoraggiante del nuovo centro polifunzionale Monteleone21), ci conferiscano distintività e resilienza e quindi maggiori opportunità di fronteggiare le sfide del settore».



