Trasferta cittadina per uno stormo di Ibis sacri. Tranquilli nelle acque dell’Adige vicino a Ponte Catena i grossi uccelli dal piumaggio bianco e nero sono originari dell’Egitto dove oggi risultano praticamente estinti essendosi sposati nell’Africa sub sahariana. Da qualche anno avvistato nella Bassa Veronese, l’Ibis sacro è presente in Europa, soprattutto in Francia, Spagna, Paesi Bassi. In Italia lo si vede in Emilia Romagna, nella Pianura Padana e dal 2020 in quella Padano Veneta, mentre quest’anno è stata segnalata una numerosa colonia nelle foce del fiume Brenta presso la laguna di Chioggia.
La colonia presente adesso a Verona è composta da una cinquantina di esemplari che potrebbero anche decidere di stanziarsi sulle sponde dell’Adige nei pressi delle zone verdi, ideali per la costruzione dei grandi nidi a piattaforma che accolgono le covate, possibili da marzo fino ad agosto.
L’Ibis sacro è un grosso uccello di palude dall’apertura alare di circa 120 cm, con il capo e il collo privi di penne e di colore nero così come le zampe e il caratteristico becco ricurvo, lungo e rivolto verso il basso. Si tratta di una specie gregaria e molto socievole che si lascia facilmente osservare. Può nidificare in colonie comprendenti fino a 2.000 coppie, spesso in compagnia di altre specie, come gli aironi.
Per quanto riguarda la sua fortuna storica, questo imponente volatile acquatico era venerato come simbolo di Thot l’antico dio egizio della sapienza, della scrittura, della magia e della luna. Ma non solo. Adorato come patrono degli scribi era anche considerato il messaggero degli dei e veniva spesso raffigurato come un uomo con la testa di ibis. A lui è attribuita l’invenzione dei geroglifici e il calcolo del tempo.



