“I dati dell’ANAC e quelli trasmessi dalla Regione al Ministero della Salute, ottenuti tramite un accesso agli atti, fotografano una vera e propria dipendenza strutturale del sistema sanitario veneto dal personale privato esterno. Il Veneto si conferma la regione d’Italia che spende di più per i cosiddetti gettonisti, rivelando la portata e il volume critico di questo fenomeno. Tra il 25 ottobre 2024 e il 31 dicembre 2025, la sanità regionale ha dovuto fare ricorso all’equivalente a tempo pieno di ben 450,2 professionisti esterni per mantenere operativi i reparti. Considerata la frammentazione dei turni, il numero reale di lavoratori coinvolti risulta ancora più alto e corrisponde a migliaia di ore esternalizzate”.
LE AREE COINVOLTE. E’ quanto afferma la consigliera regionale Pd Anna Maria Bigon, che a seguito di accesso agli atti è in grado di spiegare che: La prima linea è ormai largamente in mano ai privati, con l’esternalizzazione che concentra il peso maggiore proprio nei reparti a più alta intensità di cura e rischio operativo. Nell’Emergenza-Urgenza si contano 206,8 professionisti a tempo pieno, pari al 46% del totale, impiegati per garantire la tenuta e l’apertura dei Pronto Soccorso. Nell’Assistenza Sanitaria Penitenziaria si registrano 80,3 professionisti esterni, pari al 17,8% e concentrati interamente nell’ULSS 3 Serenissima, mentre in Anestesia e Rianimazione sono 56,8 le risorse esterne senza le quali salterebbero intere sedute operatorie. Infine, nell’Area Materno-Infantile, Ostetricia e Ginecologia registrano 35 professionisti a tempo pieno, con una fortissima concentrazione nell’ULSS 5 Polesana che ne assorbe ben 18,8”.
LA SITUAZIONE NELLE ULSS. L’analisi dei dati evidenzia profonde spaccature e disparità territoriali tra le diverse aziende sanitarie della regione. Si va dai picchi dell‘ULSS 3 Serenissima con 119,6 professionisti esterni totali, dato fortemente appesantito dai numeri dell’assistenza penitenziaria, e dell’ULSS 6 Euganea con 75,7 risorse quasi tutte assorbite dai Pronto Soccorso, fino alle cifre dell’ULSS 5 Polesana con 65,9, dell’ULSS 7 Pedemontana con 58,4, dell’ULSS 4 Veneto Orientale con 44,8 e dell’ULSS 1 Dolomiti con 34,2. In questo scenario, il territorio veronese presenta una situazione in controtendenza, con l’ULSS 9 Scaligera che registra un ricorso minimo pari a soli 2,9 professionisti esterni distribuiti tra emergenza, anestesia, area medica, ostetricia, pediatria e riabilitazione, mentre nei dati trasmessi dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona non si evidenzia alcun ricorso ai gettonisti nei servizi monitorati.
“Questa situazione dimostra che il Decreto Legge 34/2023, nato per superare definitivamente il fenomeno dei gettonisti, in Veneto è rimasto inefficace”conclude la consigliera. “Continuano infatti a registrarsi una spesa da record e squilibri enormi tra aziende sanitarie confinanti, ed è inammissibile che alcune ULSS affoghino nel personale esterno mentre altre riescano a limitarne l’uso senza che la Regione intervenga per uniformare la gestione, specialmente in vista dei nuovi divieti imposti dal governo. Per questa ragione serve subito un piano strutturale unico di governance regionale per l’attrattività e la mobilità del personale, che riconverta le ingenti risorse oggi spese nei contratti con i privati esterni per trasformarle in incentivi economici, concorsi dedicati e valorizzazione per i medici e gli infermieri del settore pubblico, a partire da chi opera quotidianamente nei reparti di trincea”.



